Tuesday, 23 July 2019 - 05:18

Assegnato al compianto medico-alpinista Giuliano De Marchi il Premio “Una vetta per la vita 2010”

Mar 28th, 2010 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Promosso dal e coordinato dallo scrittore- alpinista , giovedì 25 Marzo 2010 presso il Ristorante Teatro dei Sapori di Castelfranco Veneto (Treviso) si è svolta la IX edizione del premio “”, un riconoscimento assegnato a . Nel suo intento questo appuntamento vuole essere un riconoscimento da assegnare ogni anno ad una persona amante della montagna nei suoi molteplici aspetti; che dedica o abbia dedicato la propria vita per diffondere e sostenere persone o progetti nell’ambito della cultura, della solidarietà e della montagna. Anche quest’anno cucina e montagna hanno combinato il gusto e il gesto, i profumi e gli odori, il cibo e la natura, il piacere della buona tavola con le storie dei monti raccontate dai molti ospiti presenti. Uomini del Soccorso Alpino, guide alpine, istruttori di alpinismo, scrittori e giornalisti di montagna, fotografi e videooperatori, giovani promesse ed alpinisti che hanno scritto pagine di storia sulle pareti delle nostre montagne e quelle extraeuropee. Tra gli altri erano presenti gli alpinisti Marino Babudri e Ariella Sain, Claudio Moretto e Rosy Buffa, Giacomo Albiero, Piero Radin, Paolo Bonetti, Fausto de Stefani, Alessandro Masucci, il chitarrista Alberto Grollo, il compositore e violinista Giusto Pio e la figlia di Giuliano, Valentina, antropologa.  Nelle precedenti edizioni sono stati premiati: 2002 Giusto Pio, 2003 Fausto De Stefani, 2004 Cesarino Fava, 2005 Spiro dalla Porta Xydias, 2006 Bianca di Beacco, 2007 Kurt Diemberger, Armando Aste 2008, Franco Miotto 2009.

 Motivazione:
Cultore e amante del buon vino, appassionato di astronomia e di natura, in particolar modo degli uccelli. Giuliano era un panteista, un primitivo che vedeva nella natura qualcosa di sacro! Bambino curioso, già a 8 anni rimaneva a dormire da solo in una malga dell’Alpago rapito dal fascino irresistibile della montagna. Vocato per professione agli altri, ha saputo trasportare questo dono innato, dell’essere con e per gli altri, anche nelle montagne del mondo. Senza mancare di raggiungere le sue mete estreme, in più occasioni si è prodigato per soccorrere, aiutare e salvare la vita a compagni o estranei in difficoltà. Nel 1980, all’Everest, salva la vita a un giornalista-alpinista del Gazzettino accompagnandolo dal Campo 3 al campo base e curandolo. Nel 1991, al suo terzo tentativo all’Everest, giunto a 8400 metri di quota, rinuncia alla cima ormai prossima per scendere con il compagno in difficoltà, al costo di rimanere congelato i piedi e poi vederseli amputare! “Le rinunce più cocenti sono quelle che si fanno per aiutare qualcuno, perché se sei in grado di aiutare qualcuno lo saresti anche di proseguire. È facile la rinuncia che capita di dover fare in favore dei compagni. Più pesante quando si soccorrono altri alpinisti che non fanno parte del nostro gruppo.” diceva Giuliano. Ma il suo darsi agli altri era il pane quotidiano che lo contraddistingueva: così nella vita da medico, sempre disponibile con chiunque, così quando indossava i panni di alpinista. Giuliano era quel San Martino che accorreva sempre in aiuto senza chiedersi perché, senza chiedere mai niente. “L’alpinismo himalyano è crudele perché se non si raggiunge la vetta sembra che non si sia fatto nulla…, invece rimane l’intensità, l’appagamento che porta l’esperienza; anche se sei giunto a cinquanta metri dalla cima, questa ti rimane, come la capacità di cavartela e di portare a casa la pelle. Questo lascia traccia nella vita, te lo porti dentro per sempre”. Sguardo greco, scolpito dallo mano di un artista, pelle bronzata, capelli ricci e barba, un fisico muscoloso, forte, da atleta. Uomo affascinante, un Socrate per il suo volto da filosofo e per come interpretava la vita. Giuliano non ha mai fatto delle sue imprese e delle sue avventure motivo di vanto, solo cosa propria, esperienza di viaggio. Grande protagonista dell’alpinismo dolomitico, non si è limitato ad aprire solo vie nelle nostre montagne e riscoprire itinerari storici in compagnia di Alessandro Masucci, ma ha cercato linee di salita in “su”, in “lungo”ed in “sé”, non solo per realizzare i propri sogni d’avventura, ma per cercare l’anima delle cose, la cultura dei popoli e l’esperienza di un vivere autentico a contatto con le forze della natura. “La cima è quasi sempre il terminale delle tue emozioni in montagna, ma non è tutto. Per me la montagna significa anche l’ambiente che mi circonda, il luogo in cui esprimere la mia fisicità, sentire un benessere interiore, trovare un’armonia, una pace con me stesso e gli altri. Be’, riscoprire, avere la conferma di tutto ciò anche a sessant’anni, è un’esperienza così intensa e impegnativa, che sotto tutti i punti di vista ti segna in un modo indelebile. Attraversare da nord a sud questo gigante di granito è stata una gioia infinita, ho un entusiasmo profondo, come essere tornato bambino” disse al suo ritorno dalla nord del McKinley. Giuliano se n’è andato un venerdì di giugno lasciando un vuoto che nessun riconoscimento o parola potrà mai colmare. Eppure, anche se i ricordi hanno in sé precarietà e inconsistenza, di lui ci rimane quel senso di piacere e nostalgia per averlo conosciuto, come uomo o alpinista, e per aver condiviso qualcosa che travalica ogni fine e che forse è il senso stesso del nostro passaggio terreno.   

Giuliano De Marchi
Nato a Conegliano nel 1947, ma bellunese d’adozione, è stato medico urologo all’ospedale San Martino di Belluno. Ha fatto parte della Commissione medica centrale del CAI e della Commissione del Ministero della Sanità per lo studio  dei problemi della sanità nelle aree montuose, membro del Soccorso Alpino di Belluno e Accademico del CAI.
Ha realizzato oltre 900 salite su Alpi e Dolomiti, tra cui 70 vie nuove, invernali e solitarie. A questo nutrito carnet si deve aggiungere un’attività extraeuropea davvero impressionante, con spedizioni in ogni parte del mondo: dall’Himalya al Karakorum, dall’Alaska all’Africa, dalle Ande alla Groenlandia.
Nel 1972 è sulle Montagne Rocciose di Canada e U.S.A., nel 1973 in Karakorum sul Batura Mustagh, cima inviolata di 5800 m, nel 1979 nella Cordillera Real (Bolivia): via nuova sul Ancohuma 6427 m e diretta solitaria alla parete nord del Huayna Potosi 6100, in Perù sale in solitaria il Nevado Vilcanota 5500 m per la via diretta. Nel 1980 sfiora la cima dell’Everest (versante nepalese) fermandosi a 8769 m, nel 1982 sale il Monte McKinley 6194 m lungo la West Rib, nel 1983 è al K2 (Karakorum cinese) dove sale lungo la cresta nord (versante cinese) giungendo fino a 8300 metri, sale anche una cima vergine di 6200 metri. Nel 1985 sale lo Shishapangma 8050 m, 1986 il Makalu 8470 m e nel 1988 il Cho Oyo 8200 m. Nel 1991 ritenta l’Everest per la parete nord ma si ferma a 8400 m.
Nel 1994 è di nuovo all’Everest lungo la cresta nord, ma giunge fino a 8650 m. Nel 1997 nella Terra di Baffin (Canada) ha sale 5 cime vergini, 1998 si ripete con 2 nuove vie di 1000 metri, 7° grado, nel 1999 al Capitan (California) sale la Via Zodiac, nel 2000 in Groenlandia realizza l’attraversata con gli sci da Est a Ovest (650Km) e nel 2002 tenta la prima attraversata completa dello Hielo Patagonico Sur da Nord a Sud. Nel 2004, in occasione del Cinquantesimo della salita al K2, sostituisce Da Polenza portando la squadra in vetta al K2 dal Karakorum pakistano, mentre il suo tentativo si arena a 7400 m. Nel 2005 gli viene assegnato il prestigioso “Pelmo d’oro” riconoscimento per la sua straordinaria attività alpinistica.
Nel 2007 va a compiere sessant’anni sul McKinley, salendo lungo l’impegnativa West Buttres e realizzando la prima italiana alla parete nord! In pratica attraversa da nord a sud del McKinley 6194 m, in 17 giorni, 130 km, 5600 metri di dislivello in salita e 4000 in discesa, con temperature tra i meno 30, 45 gradi. Nel 2008, a pochi mesi di distanza dalla nuova amputazione alle dita dei piedi, è in Yosemite, al Capitan, dove sale la via “ Tangerine Trip”. Nel 2009 sale l’Aconcagua (6963 m ) per la Parete nord est.

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One comment
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  1. Onore a Te Giuliano per i pochi ma Intensi Momenti che abbiamo condiviso assieme….(72/73.)..ci ritroveremo
    un Giorno Lassù,…….!