Monday, 22 July 2019 - 17:59

Stanno facendo a pezzi tutte le garanzie dei lavoratori: ecco cosa succederà con il Collegato lavoro voluto da Tremonti e Brunetta

Mar 17th, 2010 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Prima Pagina

Proviamo a immaginare nostro figlio che si presenti per una selezione o un colloquio di lavoro. Si vede proporre un contratto co.co.pro, un tempo determinato, o persino qualcosa di meno precario, con una piccola, importante novità: deve accettare volontariamente e preventivamente di rinunciare alla tutela del giudice, se mai ritenesse di subire un torto, magari un licenziamento senza giusta causa, per devolvere la controversia a un arbitro privato. Nel mondo della Cisl e di Bonanni, questa storia finirebbe così: il nostro aspirante lavoratore dice “no grazie preferisco il giudice”; il datore di lavoro risponde “va bene” e felice lo accoglie nella sua azienda. Nel mondo reale, però, le cose vanno un po’ diversamente! E le “clausole compromissorie” che esautorano il diritto del lavoro, previste nel disegno di legge approvato dal Senato il 3 marzo 2010 in via definitiva, accettate beninteso “volontariamente” e benedette da un ente bilaterale, saranno presto la norma. Così com’è accaduto per i contratti atipici (anche loro “liberamente” sottoscritti dalle parti!). Che Tremonti Brunetta Sacconi non fossero proprio amici dei lavoratori lo sapevamo già. Ma i sindacati complici… che tristezza!
Alla realistica simulazione di come andranno a finire i colloqui di lavoro tra un anno – pervenuto dal Comitato iscritti FP ENAC – quando andrà a regime il , aggiungiamo la dichiarazione del segretario nazionale della . – “Il collegato lavoro è incostituzionale perche viola, tra gli altri, l’articolo 24 della costituzione che riconosce il diritto di ogni cittadino a ricorrere al giudice per difendere i propri interessi. E dunque anche l’avviso comune, chiaramente preordinato da Sacconi e dagli altri firmatari, assume un carattere incostituzionale. Nessuno si illuda: la risponderà sia sul piano legale che su quello sindacale a questo attacco ai lavoratori per tutelarli nella loro prerogativa a difendere i propri diritti come meglio credono, a cominciare dai diritti dei lavoratori più giovani e più deboli”. Secondo Epifani “prosegue il disegno che punta ad abbassare tutele e diritti. Le imprese si assumono così un’ulteriore responsabilità verso i lavoratori proprio mentre, a causa della crisi, centinaia di migliaia di persone sono in cassa integrazione o perdono il proprio lavoro”. Inoltre, continua il numero uno della , “il segretario della Cisl aveva affermato che non avrebbe acconsentito ad alcun ricatto nei confronti dei lavoratori al momento dell’assunzione: ma il senso dell’intesa sottoscritta oggi è esattamente questo. Così si dividono ancora di più le strade fra i sindacati e tutto questo rafforza le ragioni dello sciopero di domani e la continuerà con tutte le forme di mobilitazione necessarie per vincere questa battaglia”. “Non si pensi – conclude Epifani – di nascondersi dietro l’esclusione dall’arbitrato dell’articolo 18, cosa peraltro tutta da verificare, perché la legge riguarda l’insieme di tutti i diritti e ogni altro aspetto della vita e delle condizioni dei lavoratori”.

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