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lunedì, Luglio 6, 2020
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Stanno facendo a pezzi tutte le garanzie dei lavoratori: ecco cosa succederà con il Collegato lavoro voluto da Tremonti e Brunetta

Proviamo a immaginare nostro figlio che si presenti per una selezione o un colloquio di lavoro. Si vede proporre un contratto co.co.pro, un tempo determinato, o persino qualcosa di meno precario, con una piccola, importante novità: deve accettare volontariamente e preventivamente di rinunciare alla tutela del giudice, se mai ritenesse di subire un torto, magari un licenziamento senza giusta causa, per devolvere la controversia a un arbitro privato. Nel mondo della Cisl e di Bonanni, questa storia finirebbe così: il nostro aspirante lavoratore dice “no grazie preferisco il giudice”; il datore di lavoro risponde “va bene” e felice lo accoglie nella sua azienda. Nel mondo reale, però, le cose vanno un po’ diversamente! E le “clausole compromissorie” che esautorano il diritto del lavoro, previste nel disegno di legge approvato dal Senato il 3 marzo 2010 in via definitiva, accettate beninteso “volontariamente” e benedette da un ente bilaterale, saranno presto la norma. Così com’è accaduto per i contratti atipici (anche loro “liberamente” sottoscritti dalle parti!). Che Tremonti Brunetta Sacconi non fossero proprio amici dei lavoratori lo sapevamo già. Ma i sindacati complici… che tristezza!
Alla realistica simulazione di come andranno a finire i colloqui di lavoro tra un anno – pervenuto dal Comitato iscritti FP CGIL ENAC – quando andrà a regime il Collegato lavoro, aggiungiamo la dichiarazione del segretario nazionale della Cgil Guglielmo Epifani. – “Il collegato lavoro è incostituzionale perche viola, tra gli altri, l’articolo 24 della costituzione che riconosce il diritto di ogni cittadino a ricorrere al giudice per difendere i propri interessi. E dunque anche l’avviso comune, chiaramente preordinato da Sacconi e dagli altri firmatari, assume un carattere incostituzionale. Nessuno si illuda: la Cgil risponderà sia sul piano legale che su quello sindacale a questo attacco ai lavoratori per tutelarli nella loro prerogativa a difendere i propri diritti come meglio credono, a cominciare dai diritti dei lavoratori più giovani e più deboli”. Secondo Epifani “prosegue il disegno che punta ad abbassare tutele e diritti. Le imprese si assumono così un’ulteriore responsabilità verso i lavoratori proprio mentre, a causa della crisi, centinaia di migliaia di persone sono in cassa integrazione o perdono il proprio lavoro”. Inoltre, continua il numero uno della Cgil, “il segretario della Cisl aveva affermato che non avrebbe acconsentito ad alcun ricatto nei confronti dei lavoratori al momento dell’assunzione: ma il senso dell’intesa sottoscritta oggi è esattamente questo. Così si dividono ancora di più le strade fra i sindacati e tutto questo rafforza le ragioni dello sciopero di domani e la Cgil continuerà con tutte le forme di mobilitazione necessarie per vincere questa battaglia”. “Non si pensi – conclude Epifani – di nascondersi dietro l’esclusione dall’arbitrato dell’articolo 18, cosa peraltro tutta da verificare, perché la legge riguarda l’insieme di tutti i diritti e ogni altro aspetto della vita e delle condizioni dei lavoratori”.

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