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Le croci di Dozulè. La croce sul monte Serva fa parte di un grandioso progetto legato alle apparizioni (non certificate dalla Chiesa) di Gesù a Dozulè in Francia tra il 1972 e il 1978

Pare che in Comune di Belluno ad oggi non vi sia traccia di richiesta di concessione edilizia per la  croce che qualcuno vuol erigere sul monte Serva. E comunque non si tratta di una trovata estemporanea, ma di un frammento di un grande mosaico. Un progetto che prevede l’innalzamento di croci tutte uguali, dell’altezza di 7 metri e 38 centimetri. Ossia un centesimo di 738 metri, altitudine in cui si trovava la croce di Gerusalemme nel punto del Calvario. Queste croci, molto diffuse in Francia e Italia (ecco la mappa di google con i punti dove si trovano: www.dozule.org/RIVELAZIONE_ITALIA/dozule/dozule_GEA.html ) sono la copia in scala 1/10 della Croce di Dozulè, ossia di quel progetto mai realizzato di erigere nella cittadina francese di Dozulè dove tra il 1972 e il 1978 Gesù sarebbe apparso per 49 volte a madame Madeleine Aumont, alla presenza dell’abate Victor L’Horset e di alcune religiose alle quali sarebbero stati dati dei moniti per l’Umanità. I messaggi sarebbero continuati annunciando la fine di questa era e l’inizio di una nuova era per i sopravvissuti, con il «ritorno del Cristo-Re». Va detto che la Chiesa ufficiale ha sempre mantenuto le distanze su questi episodi. Salvo, per quanto riguarda le croci, approvazioni qua e là di singoli vescovi. Della questione se ne occupò già nel 1999 il quotidiano cattolico Avvenire, (da «Avvenire» – «Agorà» di domenica 4.7.1999) di cui riportiamo l’intero articolo. Per chi volesse approfondire vi sono pagine intere su Google e anche un servizio televisivo nel sito web cattolico www.teleamore.it

CROCI DI DOZULE’, AMULETI CONTRO IL MALE
Anche in Italia si diffonde una strana moda, che desta qualche perplessità
di Roberto Beretta

Ce ne sono ormai nella provincia di Trento e in quella d’Alessandria, a Treviso e a Udine, a Firenze e Spoleto, in molte località nei dintorni di Verona e di Padova, a Chieti, Schio, Taranto e Olbia, a Voghera e Zagarolo e Manduria… Sono le «croci gloriose». Di che si tratta? Per saperlo basta sfogliare la rivista “Il segno del soprannaturale” di Udine, un mensile assai generoso con le apparizioni mariane (non solo quelle riconosciute dalla Chiesa) e con le rivelazioni di «veggenti» più o meno presunti: non c’è numero che non dia notizia di nuove costruzioni o non riporti le foto di qualcuna di queste croci; a giugno persino in copertina. Del resto le croci cosiddette «di Dozulé» spuntano a ripetizione nei giardini delle villette a schiera e accanto alle strade, sulla cima delle colline come nell’orto delle seconde case; con decine di esemplari l’Italia sarebbe già il secondo Paese al mondo (dopo la Francia) per numero di croci. Né ci sarebbe nulla di male se tanti singoli devoti o gruppi di preghiera sentono il bisogno di innalzare – a casa loro e a spese proprie – un simbolo religioso così trasparente. E invece… Invece qualcosa non convince. Anzitutto l’altezza: tutte queste croci, infatti, devono essere rigorosamente di 7,38 metri di altezza, non un centimetro in più né uno di meno. E perché mai? Ma non basta: come informa il «manuale di istruzioni» pubblicato dalla stessa rivista, esse devono avere «bracci di 1,23 metri orientati da est a ovest e posti a 1,23 metri dalla sommità. Ogni croce dovrà avere i colori di Maria: l’azzurro per il profilo, il bianco per le facce nord e sud, che saranno rivestite di policarbonato bianco che le renderà fluorescenti e luminose di notte» (ma per l’illuminazione notturna sono ammesse anche «cellule fotoelettriche e una batteria»…). Facile – da una parte – mostrarsi scettici di fronte a indicazioni così «celesti» e insieme tanto pratiche; e – dall’altra – rischiare di offendere la sensibilità di persone (a quanto pare in continuo aumento) che vogliono compiere in buona fede un gesto di forte valenza religiosa. È meglio forse raccontare da dove vengono le croci dette appunto «di Dozulé», una località della Normandia dove una certa Maddalena Aumont avrebbe avuto 50 visioni mistiche negli anni Settanta, o «di Noumea», dall’isola del Pacifico in cui è stato eretto il primo di tali manufatti. Proprio a Dozulé Gesù Cristo in persona avrebbe chiesto che la Chiesa facesse costruire una «croce gloriosa» alta ben 738 metri (!), ovvero la presunta altezza del Calvario sul livello del mare, per «colpire l’immaginazione e spezzare la durezza dei cuori con le sue dimensioni spettacolari».

Però, visto che la «Chiesa gerarchica» non ha voluto innalzare tale opera ciclopica (sulle rivelazioni» di Dozulé non risulta esserci pronunciamento canonico, ma nel 1997 uno studio dell’Università cattolica francese dell’ovest ha collocato il fenomeno nell’ordine della «mistificazione»), il 16 luglio 1996 ancora Cristo avrebbe chiesto a un’altra mistica francese – nota solo sotto la sigla di J.N.S.R. (“Je ne suis rien”: «Io non sono niente») – di far edificare migliaia di manufatti almeno in scala 1 a 100: da cui la misura di 7,38 metri. «Ogni croce sarà piantata come una sentinella che veglia su di voi e la città in cui sarà costruita – avrebbe promesso la “voce”, i cui messaggi sono stati raccolti in vari volumi -. Le mie croci sono il riparo contro il male», eccetera.
Nello stesso tempo, peraltro, in California la Madonna avrebbe comandato in visione a una sua devota di erigere una «croce della pace» alta 220 metri e «con fori di 30 centimetri in cui sarà inserito del vetro dorato al posto dei chiodi»: come dire che la Vergine e suo Figlio non si sono accordati sulle misure… Insomma: il segno religioso, con tutte queste regole misteriose e assolute, rischia di essere interpretato alla stregua di un amuleto. E poi, c’è proprio bisogno che il Padreterno faccia le veci del geometra?

Lettera di mons. Luigi Bressan – giovedì 4 luglio 2002 – ai Sacerdoti e alle Comunità Religiose dell’Arcidiocesi di Trento a proposito di alcune iniziative che rischiano di snaturare il messaggio cristiano –Trento

Cari confratelli nel sacerdozio,
devo ancora attirare la vostra attenzione su alcune iniziative che si presentano come ispirate da buona volontà, ma rischiano di snaturare il vero senso del messaggio cristiano, e si stanno diffondendo anche tra noi.
A) “Croce di Dozulé”: è apparsa in alcuni paesi del Trentino una croce metallica, sempre in forme identiche, luminosa anche di notte. La tradizione di erigere croci è antica e lodevole, anche se la prudenza insegna che la stessa devozione può prendere vie sbagliate. Il tipo di croce sopra ricordato si rifà a presunte “rivelazioni” che sarebbero avvenute a Dozulé, in Francia, tra il 1972 e il 1978. Il Vescovo del luogo (mons. Badré di Bayeux-Lisieux) ha espresso un parere totalmente negativo ancora il 27 aprile 1984, dopo che una commissione aveva esaminato gli “eventi”, proibendo quindi ogni devozione in tal senso. In data del 25 ottobre 1985 il Cardinale J. Ratzinger, a nome della sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, ha dato la sua approvazione alle disposizioni del Vescovo. Il successore di mons. Badré ha confermato questa posizione il 15 marzo 1991, dichiarando tra l’altro che “i partigiani della tesi di Dozulé e i suoi diffusori non sono in comunione con la Chiesa”. Nonostante questo, i “testimoni della croce” hanno proseguito, sostenendo di aver ricevuto nuove “rivelazioni” dalla Madonna e dallo stesso Gesù. Anche queste contengono messaggi di catastrofi, di una venuta prossima di Cristo… e la fiducia nella croce di Dozulé!
Simili “fenomeni” (visioni apocalittiche, castighi imminenti, mezzi magici o quasi di salvezza) si ritrovano in ogni epoca, e soprattutto nei momenti di crisi sociale, ma essi hanno una spiegazione nella psicologia umana, e non appartengono alla fede cristiana.
Penso che sia i fedeli che i sacerdoti che hanno promosso tali croci nel Trentino non fossero al corrente delle disposizioni della Chiesa in merito. Tuttavia, chiedo ora anzitutto che non si proceda oltre e che quanto prima vengano tolte le “croci di Dozulé” esistenti, ed eventualmente sostituite con croci diverse o con altri segni del sacro. Il rispetto dell’ambiente poi propone soluzioni adeguate al nostro territorio. Infine, nessun sacerdote o persona consacrata dovrà prestarsi per incontri di preghiera presso una “croce di Dozulé”.
Vanno inoltre respinte le previsioni catastrofiche, più proprie delle sette millenariste che del pensiero cattolico, e le misurazioni della croce che risentono di calcoli cabalistici. Si deve infine distinguere tra la devozione a Maria e quella a Cristo, e far attenzione anche a non confondere la croce con la medesima persona di Gesù.
Tale tipo di croce è stata presentata talvolta anche come “la croce del Giubileo”. In realtà essa non ha nulla a che vedere con il Grande Giubileo dell’Anno 2000.
B) Vi sono altri movimenti di “devozione” che la Chiesa non approva e che sono presenti anche tra noi, quali i “Cenacoli Serafici”, conosciuti anche come “Sentieri di misericordia” o di coloro che vanno “a piedi nudi”. Hanno il loro riferimento nazionale nel “Sacro Eremo” di Borgo Grappa (Latina), mentre nel Nord-est a Castagnole di Treviso (dove vi sono pellegrinaggi mensili). Il Vescovo di Treviso ha già manifestato le sue riserve. L’Osservatore Romano ha pubblicato una Notifica ufficiale ancora il 19 maggio 1982, mettendo in guardia i fedeli contro presunte apparizioni, ed aggiungendo tra l’altro che la Signorina Floriana Demarchi, che affermava (e affermerebbe) di aver rivelazioni da Maria, non era “Suora” come si presentava, e Padre Egidio Loi non aveva alcun mandato d’essere assistente ecclesiastico di questi cosiddetti “Cenacoli” (che nel Trentino sarebbero attualmente tre). Non godono appoggio nella Famiglia degli Ordini Francescani, nonostante l’uso dell’aggettivo “Serafico”.
C) Si precisa inoltre che l’Associazione “Lumen Christi- Orprela” non è un’organizzazione riconosciuta dalla Chiesa, benché diretta da un sacerdote. Essa opera anche in campo finanziario con la Fondazione “Abram tra noi”.
D) Per quanto riguarda gli aspetti che si possono assumere da pratiche di preghiera di altre religioni, vorrei richiamare la Lettera Orationis formans della Congregazione per la Dottrina della Fede del 15 ottobre 1989 su “Alcuni aspetti della meditazione cristiana”.
Data la delicatezza e complessità del problema, occorrono prudenza e saggezza nell’adottare simili pratiche, e in genere non si possono affrontare senza una preparazione adeguata. E’ sorprendente poi che nemmeno si esamini previamente e si sperimenti la ricchezza dei metodi di preghiera meditativa sviluppati dalla spiritualità occidentale (in sé più consoni alla nostra cultura e sviluppatisi nel cristianesimo) per immergersi invece in esperienze esoteriche.
Vi ho scritto queste Note poiché alcuni di voi hanno espresso il desiderio di conoscere più precisamente il pensiero della Chiesa in merito, ma non mi è parso utile riservare soltanto a loro la risposta.
Con un cordiale augurio di ogni bene per ognuno e in unione di preghiera
+ Luigi Bressan

Trento, 4 Luglio 2002

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