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Chi ha impedito la costruzione della casetta degli alpini a Castion? Era tutto pronto, ma a dicembre 2009, con l’ingresso in giunta dell’assessore Fabio Da Re, il progetto viene insabbiato. Effetto Nimby?

Mar 8th, 2010 | By | Category: Cronaca/Politica, Riflettore

Qualcuno nelle stanze dei bottoni del Comune ha messo i bastoni tra le ruote al progetto della nuova sede dell’Associazione alpini e del Gruppo sportivo di Castion. Vi raccontiamo questa odiosa storia  iniziando da due premesse necessarie per meglio comprendere l’intera vicenda. Gli alpini in arme e in congedo hanno sempre rappresentato un fiore all’occhiello di questa nostra Italia, per la professionalità e per quello spirito che taluni identificano con l’alpinità, ossia quel modo di essere vicino alla gente, al territorio, alla montagna dove tutti si aiutano. Qualcosa di simile si può dire per le società sportive, che con la disciplina e la cultura del gioco di squadra formano le nuove generazioni tenendole al tempo stesso lontane da pericolose derive. Gli uni e gli altri, insomma, rappresentano un tessuto connettivo irrinunciabile, depositari di quei valori che contribuiscono alla costruzione di una società sana. Certo, stiamo parlando di gruppi e situazioni che a volte non possono essere portate come modello  di etichetta; alle loro feste, tanto per capirci, non si mangia la frutta con coltello e forchetta e non si discute a bassa voce come in un circolo esclusivo di intellettuali. E forse questo potrebbe preoccupare gli abitanti di un quartiere residenziale di nuova edificazione. Effetto Nimby, insomma, acronimo di e cioè: fate pure tutto quello che serve, purché non lo facciate nel mio giardino! La seconda premessa riguarda l’aspetto giuridico della faccenda. Le scelte urbanistiche di un Comune, come quella di decidere il tracciato di una strada o la destinazione di un parco pubblico, devono ubbidire al soddisfacimento dell’interesse generale della popolazione, senza condizionamenti o pressioni per interessi di parte. Il progetto di edificazione in via del Bosco vecchio a Castion della nuova sede del Gruppo alpini di Castion a cui fa capo la sezione di Protezione civile, e del , rientra certamente in quella fattispecie di opere di comune utilità realizzate a vantaggio della popolazione. Non vi è dubbio, infatti, che negli scopi statutari delle due associazioni, non aventi scopo di lucro, primeggino gli interessi della collettività: gli alpini per la valenza sociale del sodalizio, da sempre radicato nel territorio e oggi arricchito da competenze importanti quali la Protezione civile; così pure il Gruppo sportivo castionese, che da decenni si occupa dei giovani impegnati in varie attività sportive. Perché allora qualcuno impedisce che la variazione d’uso arrivi al voto in Consiglio comunale e di conseguenza il progetto di edificazione della nuova sede rimanga fermo al palo?
Per dare una risposta, descriveremo brevemente i fatti accaduti in ordine cronologico. La storia della casetta degli alpini e del Gs castionese affonda le sue radici ancora nell’anno 2000, quando il consigliere comunale Celeste Balcon (che oggi giustamente vuole chiarezza sulla vicenda attraverso un’interpellanza al Consiglio comunale), avanza la richiesta agli organi politici del Comune. Nel febbraio 2005 vengono sollevate delle perplessità perché l’area identificata è censita come verde pubblico e quindi per realizzare il progetto, servirebbe una modifica del Prg, Piano regolatore generale. Nel maggio 2005, infatti, con una variante al Prg, l’area viene resa idonea. Nel frattempo però si accavalla un’altra richiesta dell’Ana, che chiede di poter realizzare la sede in via Berlendis. Ma quest’ultima ipotesi viene subito rigettata per una questione normativa, in quanto l’area è ritenuta “non idonea in base all’uso richiesto”. Si passa allora ad individuare una nuova area, ossia l’attuale via del Bosco Vecchio, che è censita come verde pubblico e attrezzature scolastiche e sportive. Che va benissimo come sede del Gruppo sportivo, ma non soddisfa giuridicamente le esigenze degli alpini, che si rivolgono ad un ambito sociale. Tuttavia, la legge prevede che per questioni di interesse pubblico, il consiglio comunale possa deliberare di estendere anche ad “attrezzature sociali” e quindi autorizzare il manufatto che così servirebbe ad entrambe le associazioni. Centrodestra e centrosinistra sono d’accordo, e nel marzo del 2009 l’assessore Paolo Gamba presenta l’informazione di giunta (che normalmente precede la delibera) contenente il progetto a firma dell’architetto Orlando Dal Farra, che prevede la casetta di circa 120 metri quadrati, con un orto didattico e degli spazi ricreativi. La questione, dopo anni di anticamera, sembra finalmente destinata a felice conclusione. Ad agosto del 2009 viene predisposto il contratto di comodato a favore delle associazioni per l’utilizzo dell’area. A questo punto manca solo la delibera del consiglio comunale per estendere l’uso alle “attrezzature sociali”. Ma qualcosa s’inceppa. All’inizio di settembre 2009 c’è un rimpasto della giunta, l’assessore Denio Dal Pont viene estromesso dal sindaco Antonio Prade e c’è l’ingresso dei nuovi assessori e Luciano Reolon (che rientra dopo le dimissioni date per il caso Salmaso). L’assessore Reolon s’interessa della questione e comincia a sollecitarne la sua definizione com’era del resto nei programmi. La situazione sembra ancora tranquilla, tant’è che Reolon viene incaricato, in veste di assessore alle frazioni, di comunicare ai due responsabili delle associazioni, il capogruppo degli alpini di Castion Stefano Cibien e il presidente del Gs castionese Enzo Bortot, che la pratica oramai è pronta e la nuova sede verrà senz’altro realizzata. Parallelamente, però, a Castion un gruppo di persone residenti in via del Bosco Vecchio avvia la petizione contro la realizzazione del manufatto, che deve sorgere nella medesima via, sollevando l’eccezione sulla destinazione d’uso. Formalmente hanno ragione. A dicembre infatti, il consiglio comunale non ha ancora votato la delibera che estende all’uso di “attrezzature sociali”. E non l’ha fatto perché qualcuno all’interno della giunta ha impedito che il provvedimento arrivasse in aula, stralciandolo dall’ordine del giorno. Manca quindi quell’ultimo tassello, quel provvedimento che sarebbe stato votato favorevolmente da destra e sinistra e che prevede l’estensione alle “attrezzature sociali” per interesse pubblico.
E arriviamo al nocciolo della questione. Chi non vuole la casetta degli alpini in via del Bosco Vecchio? Abbiamo detto che parliamo di fatti e non di opinioni. E allora non possiamo far a meno di notare che l’assessore Fabio Da Re è residente proprio in via del Bosco Vecchio a Castion. Ed è un fatto altrettanto documentato ed innegabile che la variazione d’uso in consiglio comunale non sia mai arrivata dopo che Da Re si è insediato in giunta. Ma c’è di più. Alle richieste di spiegazioni che l’assessore Luciano Reolon rivolge agli uffici comunali di riferimento sul mancato inserimento nell’ordine del giorno del consiglio comunale della questione della casetta degli alpini, l’ufficio risponde di aver avuto “indicazione da parte degli assessori Martire e Da Re di non proseguire con la pratica così come era stata impostata”. E’ evidente insomma il coinvolgimento dell’assessore Da Re in questa vicenda, appoggiato ora anche dall’assessore Martire, benché quest’ultima, alla riunione della giunta del 5 maggio 2009 non si fosse opposta al progetto.

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