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domenica, Luglio 5, 2020
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Gli ambientalisti si interrogano: “Il collegamento della Palantina è cosa fatta?”

Ecco cosa ne pensano le associazioni ambientaliste sul collegamento Piancavallo-Tambre: “E’ uscita ormai più volte sulla stampa sia della provincia di Belluno che di Pordenone la notizia che la Regione Veneto avrebbe approvato un impianto a fune tra Tambre e gli impianti del  Pian Cavallo (Tremol 2) attraverso Forcella Palantina. La notizia e’ falsa poiché la regione  Veneto non ha approvato assolutamente nulla.
Il collegamento in questione è stato inserito nella proposta di Piano Neve che la giunta regionale ha solamente adottato, ma il consiglio regionale è decaduto senza che il Piano Neve sia stato approvato. Quindi si tratta finora solo di proposte e nessun collegamento è al momento attuabile, nessun progetto è stato né presentato né tantomeno approvato. Il continuare a ripetere che la regione ha approvato il collegamento è solo un modo scorretto di diffondere le notizie, dando per certo che l’impianto si farà, quando la realtà è per ora e per fortuna ben diversa.  E’ solo un modo scorretto di fare campagna elettorale in vista delle prossime elezioni regionali, dando per ormai realizzabili delle opere promesse ma che in realtà non sono approvate.
Nessun dubbio che il Piano Neve,così come è stato proposto ( ma, si ripete, per ora è solo una proposta) creerebbe una serie non indifferente di problemi all’ambiente alpino del Veneto, compreso il pericolo di mettere in discussione lo stesso riconoscimento di Dolomiti Monumento del Mondo dell’Unesco,a causa delle proposte di impianti come quelli della Forca Rossa, del Pelmo, delle Tre Cime di Lavaredo, dell’altopiano di Casera Razzo, in gruppi considerati Patrimonio dell’Umanità. La perdita del titolo sarebbe una gran brutta figura del Veneto a livello internazionale e visto il peso che la regione  dice di voler dare al turismo, sarebbe uno smacco difficilmente recuperabile.
La stessa procedura fin qui seguita nell’iter di approvazione dl Piano Neve è stata molto discutibile ed anche scorretta, soprattutto rispetto alle normative europee e le associazioni ambientaliste non sono state coinvolte così’ come prevede la legge.
Va messo in evidenza come, per questa legislatura regionale che sta finendo, nessuna nuova area protetta sia stata istituita e per quel che riguarda il collegamento Alpago Pian Cavallo  va ancora ribadito che il Cansiglio è un’area di Rete Natura 2000, sia SIC che ZPS e quindi, a meno che non si considerino i regolamenti europei carta straccia, sarà ben difficile far passare al progetto tutto l’iter  di approvazione in modo corretto.  A meno che anche il Veneto non voglia fare come il Friuli al tempo dell’ex governatore Illy che per far passare gli impianti di Pian Cavallo ha fatto carte false.
Le associazioni ambientaliste ritengono che per l’area del Cansiglio
sia possibile far convivere protezione dell’ambiente e sviluppo economico, anzi,essendo in Cansiglio e l’Alpago un’area ben conservata, l’alternativa alla banalità di un turismo basato solo sullo sci da discesa, sarebbe quella di dare l’avvio ad un turismo e ad un’economia simili a quelle dell’Alto Adige, basati sull’agricoltura e sul turismo sostenibile. Un unico grande impianto dal costo di 20 milioni di euro diventerebbe un “mostro” che sequestrerebbe tutte le risorse disponibili e non ci sarebbero più né spazio politico né risorse per altri aiuti pubblici.
Se quei soldi non ci sono si sta parlando al vento e tutte le dichiarazioni della regione sono solo promesse vuote, ma se quelle risorse veramente esistono,cioè dai 10 ai 20 milioni di euro, quella cifra va spesa per tutto il Cansiglio-Alpago, non per un solo impianto. E soprattutto andrebbe spesa in modo corretto.

Mountain Wilderness Veneto,CAI Veneto, Legambiente Veneto e Friuli Venezia Giulia,WWF Veneto,Ecoistituto del Veneto Alex Langer, LAC Veneto e Friuli Venezia Giulia,LIPU Veneto, Paeseambiente

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