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Per gli Speciali di Bellunopress le ultimissime dal Libano della nostra inviata Federica Fant al seguito del contingente italiano

Gen 30th, 2010 | By | Category: Gli speciali di Bellunopress, Prima Pagina

I paesi di , Amal e cristiano-maroniti rimpiangono il generale , ex comandante della Missione Unifil
Il generale Claudio Graziano ha appena lasciato il comando della missione Unifil a Naqoura, in Libano e sindaci rappresentanti Hezbollah, siano sciti che sunniti,  quelli di Amal e i cristiani maroniti già lo rimpiangono. Ci siamo trasferiti nel sud del Libano, dove l’impatto visivo non ha dato via di scampo. La presenza di Unifil,  la missione sotto l’egida delle Nazioni Unite, il cui mandato deriva dalla risoluzione 1701, consiste nel monitorare la cessazione delle ostilità da parte di milizie di Hezbollah e di quelle israeliane. L’impegno italiano è di circa 2400 militari circa. Nonostante la missione, la terra è martoriata da anni di conflitti e ne porta ancora vivissimi i segni. Resti di caseggiati fatiscenti, fogne a cielo aperto, strade dissestate con le tracce di mezzi pesanti. Le rotonde spesso spaccate dal passaggio irruento di cingolati. Percorrendo i paesi che sono compresi tra la capitale e Naqoura, sono molti i martiri di Hezbollah ritratti dai cartelloni a lato strada. Epigrafi gigantesche per ricordare ciò che il «partito di Allah» (che è la traduzione letterale di Hezbollah) persegue da anni, seppur con metodi più moderati con le forze di Unifil e cioè la difesa della propria terra. Accanto al giallo dipinto sulle pareti delle case o sui manifesti di Hezbollah, spiccano anche quelli verdi che rappresentano Amal. Dopo una ottantina di chilometri si attraversa Tiro, che in arabo è detta Sûr, e lì si trova un campo di profughi palestinesi. Sulle case e sui cartelloni solo il volto del compianto Arafat. Il nostro permanere nel sud del Libano ci porta a pochissimi chilometri dalla Blue Line, a Aytaroun, dove ad attenderci c’è il «sindaco» della municipalità: Salim Maurad, che si ispira ad Hezbollah. A prendere la parola per primo è il colonnello Giovanni Greco: «grazie per averci ricevuto. Tornare a Aytaroun è come sentirsi un po’ a casa. Tra l’altro il sindaco dimostra di volerci veramente bene, perchè ci accoglie nonostante sia venerdì». Fuori si sente la preghiera del muezzin che chiama a raccolta i fedeli.«Ci fa molto piacere che il colonnello Greco dica che venire da noi è come sentirsi a casa – sorride Salim Maurad -. Di 17 mila persone, ne sono rimaste solo 2500. Dal 2000 al 2006, anno in cui scoppiò l’ultimo conflitto, la vita aveva ripreso molto bene e l’economia stava  ristrutturandosi al meglio. Ora c’è quello che vedete. Molte opere sono state fatte in comunione con le forze di Unifil, e molti contributi sono stati dati direttamente dagli italiani con la collaborazione del Cimic Group e di ong». Per il resto, però, il bilancio di una municipalità come Aytaroun «è di 300 mila dollari all’anno». Altre entrate arrivano da Hezbollah, Maurad, infatti, è diventato sindaco perchè era appoggiato da Hezbollah che nel sud è molto diffuso. «La religione islamica viene da al salam – spiega il sindaco -, cioè pace, che è una competenza di Dio. Noi non siamo terroristi, ci sono le milizie di Hezbollah, ma quello che vogliamo trasmettere alla gente è la pace e per quella lavoriamo. La nostra causa principale è l’uomo e la terra». Il terrorismo? «Hezbollah è rappresentato dal governo libanese e l’atteggiamento dei politici di quella fazione ha subìto un’evoluzione notevole. C’è stato perfino un accordo fra i capi di Hezbollah e un rappresentante cristiano. I presupposti sono buoni. Basta che chiediate alla gente per strada quale sia la percezione di Hezbollah. Hezbollah non è solo la forza armata». Alla domanda se ci siano ancora depositi d’armi occultati il sindaco ha sorriso spiegando fuori dai denti che «il segreto di Hezbollah è che lavora in maniera occulta». Nel recente passato è successo anche che dei «rabbini che non condividono la causa di Israele han preso contatti con capi del “partito di Dio”. Le idee che ne sono uscite erano buone. Ma il problema vero è che non ci sono raccordi tra i due stati». Una ventina di chilometri prima di arrivare ad Aytaroun, oltre alle immagini dei martiri di Hezbollah e di Amal, spicca una specie di arco dipinto di giallo, con alla sommità un razzo rivolto verso Israele. Basti pensare che in aeroporto a Beirut è bandito perfino per un occidentale il timbro di Israele sul passaporto. O che per chiamare dal Libano, per esempio, il Gerusalem Post bisogna chiamare New York e poi, forse, ti passano Israele. Cosa succederebbe se Unifil scomparisse, gli è stato chiesto. L’espressione del volto è cambiata, ma l’orgoglio di Salim Maurad ha reagito svelto. «Abbiamo avuto una buona ripresa dal 2000 al 2006, e non c’era Unifil come ora. Eppure la situazione era stabile. Con questo non dico che Unifil non sia essenziale, cura l’aspetto della sicurezza e sostiene la popolazione civile». A quest’ultima domanda ha risposto più copiosamente il sindaco di Naqoura, esponente di un partito in parte appoggiato da Amal, Mahmoud Mahdi. Il riferimento che ha fatto è stato il cambio di comando, dopo tre anni, del generale Claudio Graziano. «Il cambio di comandante non è una festa per la nostra municipalità. A Naqoura la presenza di Unifil c’è dal 1978. Il rapporto non è  mai stato molto buono, fino al 2007, quando prese il comando il generale Graziano. La nostra paura è che torni la situazione come era prima. Sono  – commenta il sindaco Mahmoud Mahdi-, contento al 10% per Claudio che torna a casa dalla sua famiglia e nella sua prima Patria. Il Libano è e resterà la sua seconda Patria. Accoglieremo bene anche gli spagnoli, ma ci auguravamo che arrivasse un altro italiano», ha ammesso. E poi ha concluso aggiungendo un laconico: «Ci rimane un’unica consolazione, che il contingente italiano sia sempre qua. Fortunatamente il comando Ovest è italiano». Di Unifil anche il sindaco di Naqoura è critico. «In passato ci sono state delle discriminazioni, pensate che al comando lavorano 38 persone di Naqoura e invece in un villaggio cristiano più distante sono 108.  Non è una situazione recente, si trascina da anni. Da quando i francesi preferirono assumere dei cristiani anziché persone dell’Islam». Arrivati ad Alma Al Shaab, l’unica municipalità cristiano maronita del sector west, oltre al campanile lo sguardo è attirato dal frantoio che produce fino a 150 taniche da 16 litri ciascuna di olio certificato dalla regione Toscana. Le parole dei sindaco, tuttavia, si affiancano a quelle del collega di Naqoura. «avremmo bisogno che anche dei nostri cittadini lavorassero per Unifil», cosa che sembra il lavoro più sicuro nel sud del Libano, che si sente abbandonato da governo di Beirut.
Federica Fant

 
Cos’è la missione Unifil?

 Finalmente l’arrivo a Naqoura dove, al sector West dell’area operativa della missione di mandato delle Nazioni Unite, c’è Unifil. L’acronimo che sta per United Nations Interim Force in Lebanon. Il primo colpo d’occhio della base non fa un effetto di comfort. Tuttavia i baschi blu lavorano come formiche operose e trascorrono fieramente i loro giorni presso i 29 Paesi che rappresentano Unifil, per un totale di circa 12 mila uomini. La missione Unifil è stata costituita con la Risoluzione 425 (adottata il 19 marzo 1978) da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, a seguito dell’invasione del Libano da parte di Israele nel marzo del 1978. Successive Risoluzioni hanno prorogato, con cadenza semestrale, la durata della missione. Fino all’attacco a sud della Blue Line, a Zar’it, alle milizie israeliane (Israeli Defence Force, IDF) del 12 luglio 2006, da parte di elementi di Hezbollah. Morirono otto soldati israeliani, sei vennero feriti, mentre due catturati. Al rifiuto della richiesta di rilascio, Israele iniziò una campagna militare in Libano mirata ad annientare le milizie di Hezbollah. Dopo 34 giorni di ostilità, l’intensa attività diplomatica internazionale culminò nella Risoluzione 1701 dell’11 agosto 2006. Con questa si sancì la cessazione delle ostilità a partire dal 14 agosto successivo. Dal 16 agosto le milizie israeliane, le IDF, iniziarono il ritiro dal sud del Libano. Il governo libanese dispiegò quattro brigate della Lebanese Army Force (LAF) a sud del fiume Litani, prendendo di fatto il controllo delle aree abbandonate dall’Israeli Defence Force. Nel frattempo il Consiglio di Sicurezza dell’Onu sollecitò l’intervento delle Nazioni per assumere delle responsabilità di carattere politico, umanitario e militare, ha previsto il potenziamento del contingente militare Unifil (fino ad allora di 2000 uomini) fino ad un massimo di 15 mila. Dal 28 febbraio, il Generale di Divisione italiano Claudio Graziano (Force Commander) è al comando della forza Unifil in Libano. L’Italia partecipa alla missione internazionale con l’operazione Leonte (con 2460 militari). Tra i compiti principali che prevede la missione c’è quello di monitorare la cessazione delle ostilità; accompagnare e sostenere le Laf (Lebanese Armed Forces); garantire l’assistenza alla popolazione locale; prevenire la ripresa delle ostilità, mantenendo tra la Blue Line e il fiume Litani un’area cuscinetto. (F.F.)

Blue Line, Tripartite Meeting e le Cluster Bombs
Alla base 1-31/a blindo centauro, puma 6×6 e Vm 90 4×4 presidiano la base dell’Italbatt 2 giusto a ridosso della Blue Line, una sorta di linea armistiziale. L’area italiana di 44 km2 è guardata a vista h 24 sette giorni su sette. Vi sono comprese otto municipalità per un totale di 14 mila e 500 persone. Anche se nei fine settimana sono molti di più, contando anche chi durante la settimana va a lavorare  o a studiare a Tiro o a Beirut. La maggioranza delle persone vivono col credo di Hezbollah e di Amal, di questi il 98% sono sciiti, il 2% sunniti. Esiste un’unica municipalità cristiano-maronita, che si chiama Alma Al Shaab, che è la più prossima alla Blue Line e quindi alla terra israeliana. Tra le specifiche competenze che deve svolgere Italbatt2, che in questa zona è su base del reggimento Savoia Cavalleria, c’è il monitoraggio costante della Blue Line; la sicurezza del Tripartite Meeeting, ossia quell’incontro mensile, guidato dal generale comandante della missione, l’italiano Claudio Graziano (che lascerà il comando il 28 gennaio 2010) che permette una sorta di dialogo tra libanesi e israeliani per interposta persona, ossia un intermediatore rappresentato da Unifil. Nel 2008 ci fu un passaggio reciproco di salme che passo per la villetta del Tripartite Meeting, uno degli argomenti fissi è la messa in posa dei “border pillars”, cioè dei bidoni blu che segnano la Blue Line, che prende il nome proprio da questi. Altro punto fondamentale del Tripartite è stata la consegna da parte di Israele a Unifil delle mappe delle cluster bombs. Tra gli altri compiti di Italbatt2 ci sono le pattuglie, gli obervation points, le eliricognizioni, le scorte logistiche e le attività nei bananeti o nelle case diroccate, luoghi dai quali, qualche volta, per provocazione, si sentono partire dei razzi. La Blue Line si estende a sud per 118 chilometri e arriva fino alle alture del Golan. Lo spazio su cui si estende, comprese le boe blu sul mare, coincide con il ritiro di Israele del 23 maggio del 2000. A ridosso della Blue Line c’è la “No man’s land” che si estende da 5 a 60 chilometri prima della Blue Line. Arrivati sull’altura da dove si vedono i due “border pillars” ci si affaccia con lo sguardo verso Isreaele. E il paesaggio muta all’improvviso. Da una parte, verso il Libano, solo alberi e vegetazione recente, segno della guerra del 2006, dove i campi sono ancora da sminare e quindi il pericolo delle “cluster bombs” (le bombe a grappolo lanciate da Israele e che hanno contribuito a far morire miglia e  migliaia di libanesi) è ancora attuale. Dall’altra parte c’è Naharia, una cittadina iraeliana, che a pochi metrid alla Blue Line ha alzato un cartellone con la scritta “Welcome to Israel”. Lo sguardo si appoggia su dei caseggiati di Kibbutz e i campi e le industrie sono ordinate e ridenti. Per quanto riguarda tecnicamente la Blue Line, in tre anni di negoziati sono stati installati 25 border pillars su 155. L’End Estate della risoluzione 1701 prevede che nel Tripartite Meeting si decidano le coordinate per posizionarli. I punti intermedi sono segnati da dei Makers, che sono 38 su 198. Il peacekeeping sta facendo il resto. (F.F.)

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