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La ricetta geopolitica del professor Carlo Pelanda. A Belluno la prima presentazione nazionale del suo nuovo libro per riportare in verticale l’orizzontalità dell’Italia

Gen 30th, 2010 | By | Category: Arte, Cultura, Spettacoli, Riflettore

Carlo Pelanda, docente di Politica ed Economia internazionale e condirettore di “Globios” all’University of Geogia di Athens (Usa), ha scelto “I grandi incontri” dell’Associazione Liberal di , presieduta da Rosalba Schenal, per la prima di sessanta presentazioni del suo nuovo libro “Formula Italia – Il nuovo progetto nazionale e liberale”. A condurre l’incontro, che si è tenuto sabato sera (30 gennaio) in Sala Muccin al Cantro Giovanni 23mo, c’era Giancarlo Pagan, caposervizio economia del Gazzettino. In sala erano presenti anche Lisa Borgiani e Massimo Nidini, autori della copertina del libro. Editorialista de Il Tempo, L’Arena, Il Foglio, e consulente del presidente Cossiga e dei ministri Andreatta, Tremonti e Martino, il professor Pelanda ha formulato la sua ricetta per riportare in verticale “l’orizzontalità dell’Italia, dove tanti si agitano ma nulla cambia”. Il libro diventa quindi una sorta di manuale supportato da un sito (http://www.formulaitalialibro.it/) che dovrebbe raccogliere commenti e considerazioni per risvegliare quell’orgoglio nazionale che in altri stati chiamano patriottismo repubblicano o costituzionale. «Dopo il Ventennio fascista – ha detto Pelanda – c’è stato un eccesso di cultura dezionalizzata. Per reazione si è buttata via l’acqua sporca con il bambino, ossia il fascismo e la nazione. Da 50 anni in Italia nessuno parla più di nazione». I suoi fendenti colpiscono la sinistra, ma anche la destra, benché Pelanda si proclami uomo di centrodestra. Dice d’esser stanco di avere «politici impresentabili, e ragazze in Parlamento perché sono andate a letto col capo». Boccia anche l’euro. E quando Pagan, giornalista economico, gli fa notare che in Italia abbiamo attraversato periodi con l’inflazione al 20% e l’euro l’ha fermata, Pelanda elude l’osservazione. Ce l’ha con la sinistra, col Cln Comitato di liberazione nazionale, che nel dopoguerra attraverso i partiti ha occupato tutte le istituzioni. E ce l’ha anche con quell’egemonia culturale della sinistra italiana che ha impedito che si parlasse per anni di nazione o di liberalismo. Critica senza pietà i politici che oggi hanno in mano l’Italia «Non hanno idee! Il progetto del centrodestra nato nel 1994 è fallito. E’ mai possibile che un governo di centrodestra abbia i suoi ministri chiave di sinistra? Abbiamo politici che pensano solo al loro stipendio e non gliene frega nulla del Paese. Sono 900 mila persone in Italia che vivono di politica. La cattiva qualità della politica ci esclude dalle decisioni dell’Europa». Le idee per far rialzare l’Italia dalla posizione orizzontale in cui giace sarebbero contenute, secondo l’autore, nelle 130 pagine del libro. Che ruota intorno al concetto di un orgoglio nazionale oramai perduto. Che tuttavia non impedisce al relatore di sostenere l’immigrazione: «Dobbiamo avere più immigrati per bilanciare la carenza di nascite, ma questo implica delle tensioni sociali». Un aspetto interessante Pelanda lo tratta su sollecitazione del conduttore che chiede perché gli Usa dovrebbero stringere un’alleanza economica con l’Europa? «E’ uno dei passi necessari all’Europa – spiega Pelanda – Perché dopo 500 anni il mondo si sta rivoltando contro il dominio dell’Occidente. La civiltà occidentale è arrivata all’apice ed è in crisi, e  nel contempo si è affermato un mercato globale che deve avere delle regole. Chi può governare oggi il mercato globale? I cinesi? Con un’economia senza libertà? Sarebbe inaccettabile. Per esclusione, dunque, tocca all’America, come ha fatto in passato. Ma oggi anch’essa è troppo piccola  e quindi non può che farlo insieme all’Europa». «Einaudi diceva che la moneta cattiva scaccia quella buona» osserva Pagan. «Questo è già in atto – dice Pelanda – oggi viviamo in un mondo dove il capitalismo autoritario (della Cina ndr) sta vincendo sul capitalismo democratico. E considerato che il 60% della nostra ricchezza viene dal mercato globale, dobbiamo necessariamente riuscire a controllare questo mercato. E considerato che l’unico modo di parlare con la Cina è quello di essere più grandi, Usa e Europa, che pur non essendo numericamente superiori hanno però le conoscenze tecniche ed economiche, devono unirsi».

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