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Dalle Alpi alle piramidi, le 12 missioni del veterinario in uniforme Albino Triches

Gen 27th, 2010 | By | Category: Gli speciali di Bellunopress, Prima Pagina

Un tenente colonnello veterinario al servizio di 2500 uomini in Libano. È appena tornato dalla missione Unifil il tenente colonnello . Unico veterinario del contingente italiano, l’ufficiale bellunese era partito ad agosto ed è tornato la settimana scorsa. La moglie Anna Paola Sala e i due figli Martino e Francesco lo aspettavano per Natale, ma gli impegni e le responsabilità lavorative hanno trattenuto nella terra dei cedri il ten.col. Triches più a lungo. Triches appartiene al Comando 1° Fod di Vittorio Veneto, da cui dipendono i veterinari del contingente italiano. «Quando è all’estero, ha spiegato il ten.col Triches – il veterinario è una pedina fondamentale». I viveri che arrivano devono essere da lui controllati, le disinfezioni e la bonifica ambientale sono effettuate dalla sua squadra, la cattura e l’allontanamento dei cani vaganti alla base sono affar suo. Spesso anche gran parte dell’attività Cimic (cooperazione civile e militare) è di sua competenza. «Mi sono trovato parecchie volte nella situazione di curare degli animali domestici, per esempio dei muli – racconta Albino Triches – perchè in Afhganistan o in altri Paesi l’economia domestica verte sugli animali che possiedono, se questi si ammalano o si prendono un’epidemia la condizione di intere famiglia muta radicalmente». Quella del Libano è già la 12ª tra missioni ed esperienze all’estero che il tenente colonnello ha terminato. In ordine cronologico «sono stato in Sicilia, Norvegia, Bosnia, Ungheria, Egitto, Polonia, Ucraina, Afghanistan (2 volte), Iraq (2 volte) e ora il Libano». Il 50° compleanno l’ha festeggiato in aereo lo scorso agosto, poi «mi sono fermato alla base di Shama per cinque mesi e mezzo senza licenza, perchè non avevo sostituti. C’erano altri veterinari per altri contingenti, ma spesso e volentieri venivano per chiedere suggerimenti e aiuti. E poiché il comando era italiano, glieli garantivamo più che volentieri», ammette Triches. Com’è il Libano per un italiano, per un bellunese? «Quando uno è andato in Afghanistan o in Iraq – spiega l’ufficiale – ,che sono Paesi di una miseria inimmaginabile, la situazione del Libano la si trova molto buona, non si può chiamarlo un Paese del terzo mondo. È una realtà che non ha tanto bisogno di aiuti umanitari, quanto piuttosto di protezione. Hanno Hezbollah in casa. E viaggiando con i mezzi le immagini dei martiri che si trovano nei cartelloni a bordo strada te lo ricordano sempre». Il lavoro per un ufficiale-veterinario è inimmaginabile. A disposizione del tenente colonnello Triches c’era «una squadra del nucleo disinfezione e diversi automezzi. Disponevo di una sala chirurgica veterinaria, di un piccolo laboratorio microbiologico per gli alimenti, delle attrezzature per la bonifica ambientale (come dei nebulizzatori molto grandi) per la bonifica di insetti». Può far sorridere, ma prima che le squadre degli sminatori (che liberano il terreno dalle cluster bombs) si mettano all’opera, sul terreno «ci passa la squadra del nucleo disinfezioni. Certo, non si muove a caso, però il rischio c’è sempre», spiega Triches. Quello che impressiona è che «la mia squadra ed io – racconta Triches – tra tutti gli assetti del contingente, quello veterinario è quello che gira di più. Ed è sempre in prima linea. Una stima dice che fa più chilometri rispetto alla compagnia dei trasporti. Spesso ci è capitato di vedere poco distante da noi lanci di missili. Oppure di mettersi in viaggio e non trovare nessuno per strada. Quando non si vede nessuno viene subito il sospetto che stia per accadere qualcosa. Poi anche se l’emergenza è finta, la paura è stata vera».Oltre le attività che abbiamo enunciato sopra, «ci si immagina che il veterinario sappia far tutto e – dice Triches con un sorriso – gli si danno gli incarichi più strani». Tra le sue missioni gli aneddoti curiosi sono tanti. Come quella volta che, nel 2002, «ho curato Donatella, l’orso dello zoo di Kabul». O come quando «a Nassiriya, la Terra di Abramo, coi miei uomini ci siamo imbattuti nella pietra nera di Ur rinvenuta e scoperta ufficialmente del 2005. Ho addirittura una foto che lo testimonia. Ci sembrava strana e molto bella, con quei geroglifici. Ma non ci facemmo caso e la posammo continuando a lavorare. Tre anni dopo scoprimmo che era una parte del vasamento della porta della città di Ur». La moglie Anna Paola Sala ha raccontato quanto è stato impegnativo «crescere Martino e Francesco, facendo, per certi periodi, sia da madre che da padre. Ricordo che la prima uscita di Albino fu in Egitto. Mio figlio più grande frequentava le prime classi delle elementari e faceva solo piramidi e pensava addirittura che il padre fosse andato in missione sullo Stargate, un macchinario immaginario di cui, all’epoca, ne parlava un film». Per il resto la nostalgia è inevitabile che ci sia, «ma ci sentiamo sempre e quando torna l’emozione è grande, senza parlare dell’orgoglio che proviamo tutti in famiglia di avere un marito e un papà che porta alto il nome dell’Italia». E Triches aggiunge: «anch’io, quando sono via, e alzo la cerniera del sacco a pelo è come se li avessi tutti con me. Siamo lontani, ma vicini».

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