Wednesday, 18 October 2017 - 11:18

Studi di settore: la soddisfazione dell’UAPI per la sentenza della Cassazione. Accolti centinaia di ricorsi basati sui principi stabiliti dalla Suprema Corte. Finalmente la parità tra fisco e contribuente

Dic 23rd, 2009 | By | Category: Cronaca/Politica, Lavoro Economia Turismo, Prima Pagina
Luigi Curto

Luigi Curto

Le sentenze 26635, 26636, 26637 e 26638  depositate dalla Corte di Cassazione il 18 dicembre scorso hanno messo la parola fine a un contenzioso che durava da moltissimi anni. Materia del contendere gli studi settore, ossia le tabelle usate dal fisco a partire dall’agosto del 1993 per avviare gli accertamenti a carico di coloro che dichiarano un reddito inferiore a quello previsto dalle tabelle stesse. “E’ un bel regalo di Natale – dice Luigi Curto, Presidente dell’Unione Artigiani e Piccola Industria- La Corte ha detto due cose importanti. La prima, che gli studi di settore, da soli, non bastano a giustificare la pretesa del fisco di adeguare la dichiarazione al maggior reddito previsto dalle tabelle. La seconda, che, in ogni caso, lo scostamento rispetto a Gerico deve tradursi in una grave incongruenza, che spetta al fisco provare. Sono due principi fondamentali, che cambiano completamente il rapporto tra fisco e imprese: da oggi non siamo più degli evasori per natura, ma dei cittadini da rispettare.” D’ora in poi, dunque, saranno da considerare nulli gli accertamenti fiscali che si poggiano solo sulle indicazioni degli studi di settore e non sono accompagnati da altri elementi volti a rafforzare la pretesa da parte del Fisco. Non solo, ma  l’accertamento può avvenire soltanto dopo che vi sia stato il contraddittorio con lo stesso contribuente e ciò a pena di nullità. “Devo dire che da anni stiamo usando questi argomenti davanti alle Commissioni Tributarie – dice Flavio Dal Pont, vicedirettore dell’UAPI- e la giurisprudenza che si andata formando andava già nella direzione stabilita dalla Cassazione. Abbiamo una percentuale di ricorsi accolti che supera il 90% e per una parte di questi ha contato molto il fatto che gli accertamenti si basassero solo sulla presunzione semplice fornita dagli studi di settore.” Ma le sentenze della Cassazione hanno affermato anche un altro principio importante: gli studi di settore più recenti sono applicabili in maniera retroattiva rispetto a quelli precedenti. “L’azione di revisione – conclude Dal Pont – che è stata avviata all’inizio dell’anno e che verrà prorogata a marzo 2010 ci permetterà di adeguare gli studi di settore alla pesante situazione generata dalla crisi. Sul piano dell’applicazione per così dire retroattiva, la pronuncia della Corte ci aiuterà a spiegare meglio le posizioni delle imprese rispetto alla congruità.”

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One comment
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  1. Ero un commerciante ed ho dovuto chiudere la mia attività a causa di un incredibile accanimento dovuto ad un accertamento induttivo su 3 anni.
    Non solo, la Commissione Tributaria non ha neanche preso in considerazione i documenti contabili presentati che dimostrano i miei margini di ricarico, confrontando i prezzi di acquisto e quelli di vendita imposti.
    E’ incredibile ma ho dovuto chiudere nella speranza di fermare le verifiche con un conseguente danno economico; ora sono disoccupato e da luglio ho iniziato a pagare le rate dell’accertamento nella misura di € 1.017.000 AL MESE PER 7ANNI e attendo di andare in 2° grado a Firenze.
    Credo che questa sentenza sia il riconoscimento di un diritto negato e mi auguro possa essermi di aiuto.
    Cordiali saluti

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