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sabato, Aprile 4, 2020
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Niente allenamenti di bob in Piemonte. Si potevano fare a Cortina se il Cio mi avesse ascoltato

«In Italia si continua a pensare all’orticello invece di ampliare l’orizzonte e magari evitare figuracce a livello internazionale. Mi riferisco al caso della pista da bob di Cesana in Piemonte dove dovrebbero svolgersi gli allenamenti in vista delle Olimpiadi di Vancouver 2010. Ma tutto è saltato perché il percorso è inagibile per mancanza di ghiaccio. L’unico impianto rimasto in funzione, dei quattro installati per “Torino 2006”, non è sufficiente a ghiacciare l’intera pista. Con il grave inconveniente che le squadre provenienti da mezza Europa sono là ferme perché  nessuno le ha avvertite dell’inghippo». Oltre agli azzurri del bob e dello slittino, i Paesi che avevano prenotato gli allenamenti nella struttura piemontese sono Lituania, Inghilterra, Austria, Slovacchia, Romania, Monaco, Belgio e Olanda. Oscar De Bona è piuttosto indignato e sbotta: «Non mi piace dire “l’avevo detto”, ma è quello che è successo. Ero ancora presidente della provincia di e si stavano organizzando le Olimpiadi di Torino nelle quali vedevo un’occasione importante che avrebbe potuto salvare dalla chiusura la pista da bob di Cortina d’Ampezzo. Così avevo proposto al Coni e al Comitato olimpico italiano di mantenere attiva la nostra pista dolomitica destinandola, previe le necessarie migliorie, agli allenamenti degli atleti che al momento partecipavano alle Olimpiadi piemontesi e utilizzarla anche in seguito per questo tipo di preparazioni sportive. Cortina dal canto suo avrebbe dato garanzie sia sul piano dell’agibilità del percorso e sia su quello della ricettività alberghiera. E in cambio il capoluogo ampezzano avrebbe ricevuto un ulteriore impulso nel comparto economico. Invece il Comitato olimpico è andato per la sua strada senza pesare ai possibili risvolti positivi di una proposta di buon senso. Così oggi la gloriosa pista di Cortina è chiusa per mancanza di fondi per rinnovarla e quella nuova e costosa di Cesana è chiusa per mancanza di ghiaccio. Bisogna far valere il criterio del coinvolgimento delle strutture presenti su un raggio ampio di territorio utilizzando il più possibile quelle esistenti».

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