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direttore responsabile Roberto De Nart

Anche l’Istituto tecnico industrale statale “G.Segato” di Belluno tra il club dei 15 eccellenti riunitisi oggi sul Lago di Como. Secondo le imprese, in Italia mancano 181mila periti ogni anno

Ott 2nd, 2009 | By | Category: Lavoro, Economia, Turismo, Riflettore, Scuola
Itis "G.Segato" di Belluno

Itis

Sono stati per decenni il perno del manifatturiero italiano. Sono i periti industriali, quelle figure professionali che nel vasto mare delle piccole imprese svolgono funzioni spesso di vertice nei processi produttivi e, in quelle più strutturate, costituiscono la nervatura di collegamento tra direzione aziendale e reparti. In Italia e a , ogni anno le imprese hanno “fame” di diplomati tecnici e professionali in ragione di oltre 323mila unità, ma ne trovano a disposizione solo 142mila. C’è un gap di 181mila diplomati che, purtroppo, non si trovano. Il fenomeno è tanto più critico quanto più si consideri che l’incidenza delle professioni tecniche sul totale dell’occupazione è passato in Italia dal 16% del 2000 al 22% del 2007, collocandosi al di sopra della media Ocse di cinque punti percentuali. Dopo diciassette anni di calo costante, finalmente le iscrizioni agli istituti tecnici e professionali sono riprese con l’anno scolastico 2008-2009. Un timido +0,6% che non risolve il problema ma che va incoraggiato attraverso un orientamento mirato verso i giovani e le famiglie. “In provincia di c’è un grande bisogno di diplomati tecnici”- spiega Marco Bortoluzzi, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria , presente proprio oggi insieme a Gerardo Cavaliero Dirigente Scolastico dell’ITIS Segato di Belluno alla consulta sul lago di Como del Club dei 15 istituti tecnici manifatturieri eccellenti – “I numeri che oggi sono a disposizione delle imprese sono largamente insufficienti a coprirne il fabbisogno. Per questo stiamo lavorando al progetto del Club dei 15, che mira a rilanciare e sviluppare la cultura tecnica”. Prioritaria è la valorizzazione degli istituti tecnici superiori, quegli istituti che, in diversi casi, risalgono alle scuole tecniche messe in piedi proprio da imprenditori di tre o quattro generazioni fa e che sovente ne portano ancora il nome. E che, oggi, potrebbero trovare ancora una volta nell’industria un supporto per riqualificarsi. Il progetto dei 15 è guidato dallo spirito di allora. L’idea è quella di investire su attività, progetti, iniziative per avvicinare il mondo della scuola a quello dell’impresa, alle sue esigenze e ai suoi linguaggi. Come? Borse di studio agli studenti meritevoli, stage in azienda, preparazione dei docenti, ammodernamento e potenziamento dei laboratori scolastici, alternanza scuola-lavoro: rendere così le scuole più attrattive, fare percepire il valore dell’istruzione tecnica e l’utilità di un diploma per trovare subito un lavoro qualificato nell’industria.
Questo è l’obiettivo di fondo dell’azione comune voluta e pensata dalle associazioni industriali che, insieme agli istituti scolastici delle province a più alto tasso di industrializzazione, desiderano fare conoscere le opportunità che possono esserci per i giovani.

Gerardo Cavaliero

Gerardo Cavaliero

“Le scuole tecniche sono sempre state un punto di riferimento per le industrie” – conferma Gerardo Cavaliero, dirigente scolastico dell’ITIS “G.Segato” di Belluno – “tant’è che tutti gli anni riceviamo, ancora prima della fine dell’anno scolastico, le richieste degli elenchi degli studenti da parte delle imprese per poterli assumere.” Un particolare, questo, che viene quasi del tutto ignorato dalle famiglie e purtroppo anche dai docenti delle scuole medie, cioè da coloro che influiscono maggiormente sulla scelta del tipo di scuola superiore. Per partire, il progetto prevede una fase di  messa a punto coinvolgendo quindici istituti tecnici, ciascuno per le province del Club. “Daremo vita – spiega  Alberto Barcella, attuale responsabile del progetto all’interno del Club dei 15 – “ad un network di istituti tecnici e professionali protagonisti dell’innovazione manifatturiera con i quali ogni Associazione del Club collabora già da alcuni anni. Grazie alla flessibilità prevista dalla riforma e al coinvolgimento diretto delle imprese cercheremo di orientare l’offerta formativa alle necessità del territorio, ma – soprattutto – con il prezioso contributo dei docenti si potrà offrire ai giovani una più ampia gamma di opportunità per accrescere le loro conoscenze e competenze.” L’intento è anche quello di superare il luogo comune che vede il liceo come la “serie A” e l’istituto tecnico come la “serie B”. Infatti, il 54% dei diplomati tecnici si iscrive all’università. Il 26% dei laureati tecnico-scientifici proviene dagli istituti tecnici e quasi il 30% dei laureati in ingegneria e architettura possiede un diploma rilasciato da istituti tecnici. Si tratta di dati che ridimensionano notevolmente il presunto differenziale reputazionale tra licei e istituti tecnici. E per chi entra in azienda ci sono opportunità e possibilità pari a quelle di un neolaureato, perchè le aziende non guardano più solo al titolo di studio ma anche a quello che concretamente i giovani sanno fare. E senza contare che l’istruzione tecnica può dare una marcia in più sulla strada dell’auto-imprenditorialità: molte imprese, infatti, nascono dall’esperienza e da quel saper fare che proprio l’istruzione tecnica, nella quale si alternano formazione teorica e sperimentazione sul campo, è in grado di fornire. La partita è importante. In gioco c’è il futuro del lavoro di molti giovani, ma anche del manifatturiero nel nostro paese. I diplomati degli istituti tecnici sono quelli che hanno le competenze necessarie per le applicazioni pratiche delle discipline tecnico-scientifiche nel sistema produttivo, cioè per migliorare i processi produttivi nelle imprese. Ma è necessario che la conoscenza accumulata non si disperda da una generazione all’altra.
323.000 i posti disponibili nell’industria per i diplomati tecnici
142.000 i neo-diplomati disponibili ogni anno
181.000 il gap da colmare

I licei preferiti agli istituti tecnici, eppure:
– il 54% dei diplomati tecnici si iscrive all’università
– il 26% dei laureati tecnico-scientifici proviene dagli istituti tecnici
– il 30% dei laureati in ingegneria e architettura possiede un diploma rilasciato da istituti tecnici

Un progetto di rilancio dell’istruzione tecnica del Club dei 15, il network delle associazioni industriali di Confindustria rappresentative delle province a più alta incidenza del manifatturiero nel Pil locale. Del Club fanno parte: Ancona, Belluno, Bergamo, Biella, Brescia, Como, Lecco, Modena, Novara, Prato, Pordenone, Reggio Emilia, Treviso, Varese, Vicenza, cui si è aggiunta successivamente Mantova.

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