Sunday, 20 October 2019 - 07:54
redazione@bellunopress.it direttore Roberto De Nart

Cervi nel Cansiglio, agricoltori sul piede di guerra e un contributo alla discussione

Set 16th, 2009 | By | Category: Cronaca/Politica, Meteo, natura, ambiente, animali, Prima Pagina

La presentazione sabato scorso sull’altopiano del progetto “Assi del Cansiglio” è stata l’occasione per riportare alla ribalta il problema dell’aumento del numero dei cervi in foresta, con gli allevatori sul piede di guerra e pronti con le botti di liquame per una azione forte, protesta poi rientrata. Gli allevatori, che ancora sperano nel dialogo, lamentano danni notevoli e giustamente chiedono che  si faccia qualcosa e, visto che il Cansiglio è di proprietà regionale, chiedono che la regione, rappresentata in Cansiglio da Veneto Agricoltura, faccia qualcosa ed anche in tempi rapidi, dopo anni di non intervento.
Era presente anche il ministro Zaia a cui gli agricoltori hanno chiesto aiuto e il loro appello è stato accolto dal ministro che ne ha parlato durante il suo intervento, affermando che a quelle richieste va dato ascolto. Ma il ministro ha anche detto, così come poi riportato dalla stampa, che è ancora possibile l’ipotesi della cattura e dello spostamento, così come da anni gli ambientalisti vanno chiedendo. Sarebbe da sciocchi non riconoscere che il problema esiste ma gli ambientalisti ricordano che si sono fin qui opposti agli abbattimenti in quanto non si è mai voluta prendere in considerazione una soluzione diversa dagli abbattimenti e tutti gli studi fatti fino ad un anno fa sono stati dei semplici conteggi, il famoso “censimento al bramito” per valutare il numero dei cervi presenti, tra l’altro fatto proprio nel periodo degli amori, cioè di maggior concentrazione in foresta e sui pascoli della piana.
Da poco si è cominciato a valutare i “danni” da pascolo, cioè l’erba non più disponibile per le mucche, ma non esiste nessun dato certo per i danni da brucatura agli alberi  in foresta, quindi al di là del danno per gli agricoltori ancora poco si sa sul numero di animali che la foresta potrebbe sostenere. Nell’ottocento il cervo era sicuramente presente in Cansiglio, ma proprio la  caccia, o meglio il bracconaggio, lo hanno fatto sparire e solo da pochi anni sta ricolonizzando le nostre aree alpine. Ora è diventata una presenza importante e molti vengono a visitare il Cansiglio proprio per vedere i cervi. Ma qualche amministratore, nel recente passato, ha pensato di trasformare la presenza del cervo nell’occasione per farsi votare dai cacciatori, promettendo la caccia, sotto forma di selezione, dentro in foresta, censurando di fatto qualsiasi altra azione di contenimento che non fosse quella dello sparare. Ma il Cansiglio non è una riserva di caccia, bensì un’area demaniale tutelata dalle normative europee quale SIC e ZPS, non si può intervenire sparando se non in caso di grave necessità e dopo aver tentato i metodi cosiddetti “ecologici” come la  cattura. Il precedente presidente della provincia di si è sempre opposto alle catture e agli spostamenti ed ora anche gli allevatori pagano sulla propria pelle il braccio di ferro tra chi voleva sparare subito e gli ambientalisti che chiedevano e ancora chiedono un percorso più complicato, ma meno violento e più rispettoso del Cansiglio.
Gli ambientalisti chiedono che la regione non si pieghi alla prepotenza di chi vuole sparare ma per  prima cosa aiuti gli agricoltori in difficoltà con un opportuno contributo: la politica deve fare la sua parte, le zone alpine delle provincie autonome (Trento e Bolzano) o delle regioni come Friuli e Valle d’Aosta godono di molti contributi, perchè la montagna veneta, tra l’altro dove ricade la maggior parte dell’area tutelata dall’Unesco ( Monumento del Mondo), non può godere degli stessi aiuti? Basta con i privilegi, le risorse vanno divise e condivise.
Gli allevatori sono da aiutare subito ma la foresta del Cansiglio, una delle più belle in Italia e carica di significati storici come poche altre, visto che era la Foresta da remi tutelata dal Doge il persona, non può diventare un mattatoio per accaparrarsi i voti dei cacciatori. Il Cansiglio è uno dei luoghi storici dell’identità veneta, collegato a Venezia e come tale va trattato, considerando tutte le sue valenze, da quelle storiche a quelle naturalistiche e se la risorsa turismo è fondamentale per la nostra regione, il Cansiglio è uno dei centri importanti per il turismo naturalistico e didattico.
Siamo ancora in tempo per intervenire con catture e spostamenti e con la revisione del numero degli abbattimenti nelle aree esterne al Cansiglio, ma non bisogna far passare altro tempo. Aspettare ancora serve solo ad esasperare gli animi, sia degli allevatori che di chi vede sempre più vicina la soluzione degli abbattimenti  e a dare ragione a chi vuole risolvere il problema solo a fucilate.
La mancanza di gestione del Cervo, nell’ambito della Foresta del Cansiglio, è responsabile dello scontro in atto tra l’esigenza di tutela di una specie sterminata alla fine dell’ 800 che solo ora sta rioccupando i suoi territori e attività economiche tradizionali quali l’allevamento del bestiame e le produzioni lattiero casearie. Per alcuni soggetti istituzionali l’unica soluzione proposta in modo monotono ed ossessivo è sempre e comunque quello di sparare all’interno dell’area protetta ricordiamo che il Cervo è una specie regolarmente cacciabile ai confini della Foresta Demaniale del Cansiglio nelle province di Treviso, Belluno e Pordenone.

La Foresta Cansiglio è, di fatto, un’area protetta in quanto ex Azienda di Stato per le Foreste Demaniali ceduta dallo Stato alla Regione Veneto e Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) visitata settimanalmente da migliaia di escursionisti.
La presenza di una importante popolazione di cervo può rappresentare una “risorsa oppure un problema” e ciò dipende esclusivamente dalle misure che verranno messe in atto dagli enti responsabili per il controllo e la riduzione del danno denunciato sui pascoli. E’ il caso di sottolineare che si tratta di un problema relativamente frequente per la gestione della fauna tanto nelle aree protette quanto fuori e già affrontato tecnicamente in varie altre parti d’Italia e risolto mediante soluzioni valide ed accettabili da tutte le parti coinvolte.
Esempi di questo genere possono essere, per quanto riguarda i daini, le Tenute Presidenziali di San Rossore (PI) o Castelporziano (ROMA), per i cervi il Bosco della Mesola (FE) o il Parco Regionale della Mandria (TO) e il Gran Bosco di Salbertrand (TO) ma anche il Parco Nazionale dello Stelvio (TN) e il Parco Nazionale dei Monti Sibillini (MC). La continuità con aree interessate all’esercizio venatorio e la presenza all’interno di aree destinate a pascolo per allevamento bovino determina le condizioni per un presenza di forti concentrazioni di Cervo in Cansiglio e di altrettanto consistenti danni alle attività economiche legate allevamento.
L’impossibilità di mantenere o ricondurre grandi aree a condizioni di elevata naturalità e totalmente prive da interferenze antropiche deve indurci a promuovere in maniera attiva la conservazione dell’ambiente mediante azioni concrete come peraltro avviene giornalmente in aree protette di ben altre dimensioni come i parchi nord americani e africani. Quindi in considerazione dei danni, ormai più che documentati, diventa necessario procedere quanto prima alla cattura e rimozione della fauna in eccesso. Questo é il metodo naturalisticamente più appropriato in un’area protetta/foresta demaniale/aree Sic/Zps qual è il Cansiglio.
Dal punto di vista giuridico tale tipo di attività viene disciplinata dal articolo n° 19 della L.N 157/92 sul controllo della fauna selvatica. Il comma 2 prevede che “le regioni per la migliore gestione del patrimonio zootecnico, per la tutela del suolo, per motivi sanitari, per la selezione biologica, per la tutela delle produzioni zoo-agro-forestali ed ittiche, provvedono al controllo delle specie di fauna selvatica anche nelle zone vietate alla caccia. Tale controllo, viene praticato di norma mediante l’utilizzo di metodi ecologici.
Con il termine “metodi ecologici”si intende che debbono essere privilegiate le catture agli abbattimento. La legge infatti ritiene prioritario privilegiare le catture sugli abbattimenti: tramite personale specializzato in grado di catturare specie animali di grandi o medie dimensioni;

Share
Tags: ,

Comments are closed.