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Chi uccise il generale Cantore, “padre degli alpini”? L’enigma della morte dell’ufficiale, tra la retorica dell’epoca e dicerie

Ago 22nd, 2009 | By | Category: Gli speciali di Bellunopress, Prima Pagina
Antonio Cantore

Antonio Cantore

“Non è stata ancora fusa la pallottola per me” e ancora “Tiratori principianti” riferito ai cecchini austriaci. Sono le ultime sprezzanti parole attribuite al , rivolte ad un soldato che lo invitava a ritirarsi in trincea. E’ il pomeriggio del 20 luglio 1915 a Forcella Fontana Negra, nelle , quando il generale, impassibile a due proiettili che gli fischiano vicino, cade colpito mortalmente da un terzo colpo che lo centra in fronte. Nato a Sampierdarena (Genova) 55 anni prima, il “Padre degli Alpini” si era già fatto notare per il coraggio nella Guerra di Libia dove comandava il Rgt. Speciale Alpino formato dai Btg. Susa, Vestone e Tolmezzo. Poi, all’inizio della Prima guerra mondiale, si conquista sul campo la seconda stella di generale di divisione (maggior generale), in seguito alle azioni brillanti sul Monte Baldo nel maggio del 1915 e viene quindi assegnato sul fronte delle , dove battaglioni interi pare si fossero rifiutati di combattere. Secondo la versione non ortodossa, la fama di Cantore tra la truppa era quella di un fanatico, che li avrebbe certamente condotti alla morte. Oltre al fatto che il generale aveva in mente un piano d’evacuazione inviso dalla popolazione di Cortina d’Ampezzo. Questi sarebbero i moventi che avvalorerebbero l’uccisione per mano italiana e quell’altra diceria, secondo cui i soldati italiani festeggiarono per una settimana la morte dell’alto ufficiale. Da una parte, dunque, la storia ufficiale di un “esempio costante e fulgido di indomito ardimento alle sue truppe” e dall’altra “radio scarpa” e dicerie di paese che demoliscono la figura “dell’anima eroica degli Alpini, salda come le rupi che lo videro cadere colpito in fronte, ardente come la fede per cui morì”, come recita l’epigrafe sul poderoso obelisco eretto in sua memoria a Cortina d’Ampezzo.

il berretto con il foro dalla pallottola

il berretto con il foro dalla pallottola

A distanza di quasi 90 anni, non è nemmeno possibile determinare se fu un proiettile calibro 8 mm. proveniente da un Mannlicher austo-ungarico di un cecchino nemico, oppure un calibro 6,5 mm. esploso dal ’91 di un italiano a forare la visiera in cuoio del kepì del generale. Forti dubbi permangono addirittura sul luogo dell’evento, come sostiene lo storico ampezzano Paolo Giacomel “Perché mai a il nemico avrebbe risparmiato gli altri 4 ufficiali che erano sotto tiro assieme a Cantore? E perché nella motivazione dell’onorificenza concessa al capitano Adolfo Argentero di Verona, datata 21 luglio del 1915 (il giorno dopo l’uccisione di Cantore), per aver recuperato la salma del suo comandante, non si nomina nemmeno il generale”? “E’ vero che il foro della visiera oggi misura 6,5 mm – sostiene l’esperto d’armi Gianrodolfo Rotasso – ma considerato che il cuoio con il tempo si restringe, è ragionevole supporre che ad attraversarlo in origine sia stato un proiettile calibro 8 mm  del Mannlicher austriaco. L’unica cosa assolutamente certa è, che per colpire con una precisione sconcertante un bersaglio mobile alla distanza di poco meno di 200 metri, dall’alto verso il basso, dunque prevedendo il calo del proiettile, il cecchino dev’essere stato un tiratore formidabile, prosegue Rotasso. Tanto più che stiamo parlando di un proiettile di vecchia concezione, cilindrico, pesante e tozzo, con traiettoria poco tesa, derivato dal vecchio calibro 8 a polvere nera”. Allora potrebbe essere verosimile la dichiarazione resa in punto di morte una trentina d’anni fa da un certo Enrico Berlanda di Levico Terme (Trento), che all’epoca combatteva dalla parte degli Austo-ungarici, e dunque, non aveva alcun motivo di rivelare d’esser stato colui che aveva ucciso il famoso generale Padre degli Alpini, se non in punto di morte appunto. Sicuramente Berlanda possedeva le doti di buon tiratore, infatti risulta che fu insignito dell’Aquila d’argento alle gare di tiro militari di Vienna. “Ma vi furono perlomeno altre quattro rivendicazioni in tal senso”, commenta Paolo Giacomel, per il quale non esistono ad oggi sufficienti elementi che possano chiarire se a premere il grilletto sia stata una mano amica o nemica. E nemmeno la riesumazione e l’esame del cranio, che potrebbe chiarire una volta per tutte il calibro dell’arma, dopo tanti anni avrebbe più molto senso.
Roberto De Nart

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8 comments
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  1. Premesso che non è necessario avere una precisione “sconcertante” per colpire con un fucile da cecchini
    un bersaglio a 200 metri NON mobile, in quanto per fissare qualcosa con un binocolo bisogna fermarsi per
    almeno qualche secondo ( magari appoggiandosi a qualcosa ), quello che voglio dire invece è tuttaltro.
    Continuiamo a studiare nei libri di storia, e ad erigerci monumenti, intitolare vie, scuole, piazze a personaggi che hanno mandato centinaia o migliaia di persone a morire. Non nego che in determinati momenti un popolo debba essere guidato con coraggio ( ed intelligenza ) a difendersi o liberarsi da dittature, ma ….chi nel corso della storia ha inventato IL DADO FILETTATO ed il BULLONE o LA VITE ??!! Chi l’ASPIRINA ?! Chi ha scoperto che la scarpa destra non deve essere uguale a quella sinistra ?! quanti conoscono i padri della “Dichiarazione dei diritti dell’Uomo e del Cittadino del 1789 ?! E via dicendo. Purtroppo chi ha migliorato la società è sempre meno conosciuto, o misconosciuto, rispetto a chi l’ha peggiorata.

  2. da affermazioni fattemi da amici cortinesi e della val badia, il generale cantore non era poi tanto quel
    superuomo da tutti creduto.spavaldo sprezzante della vita altrui. QUANTI giovani alpini bellunesi sono
    morti a causa della sua innapropriata esperienza alla dislocazione dei soldati su di un confine verticale?
    Ncorso di episodi bellici ci sono stati ufficiali di altissimo valore e preparazione,quasi mai nominati
    al contrario di altri celeberrimi pavoni in retro guardia.
    francamente ilgen: cantore non gode di prestigio nella maggioranza dei pochi,ormai, vecchi alpini.

  3. Negli archivi storici militari Antonio Cantore viene ricordato per le sue capacità tattiche. strategiche ed di comandante in prima linea, morto in uno degli scenari più belli delle Alpi: la conca delle Tofane.
    Quindi mitizzato dallo scenario e dall’eroismo dei fanti Italiani delle 1° guerra mondiale.
    Ricordiamoci che all’assalto alla baionetta, uscendo dalle trincee, i nostri soldati andavano sbronzi di cordiale!! Lo raccontava mio nonno ufficiale sul Carso nella Grande Guerra! partito come sotto tenente era stato congedato col grado di maggiore, per meriti di guerra.
    Ma quanti miti della storia sono esserei umani, con le loro debolezze, la loro spavalderia, la loro esaltazione…. Combattere sotto le Tofane ed il Cristallo non è cosa da film! gli eroi non sono L’Achille di Brad Pitt in Troy.
    In situazioni particolari di guerra, il comandante di un battaglione o di una divisione deve arringare anche al martirio, se si crede nella Patria.
    Non ultimo il nostro padre della patria Vittorio Emanuele 2° sui campi di battaglia ci stava, nonostante fosse un gran donnaiolo, un abile cacciatore, un massone agguerrito, succube del faccendiere anglo francese, piemontese e primo ministro, Camillo Benso, e nonostante sopportasse a malapena un altro “mito” del nostro Risorgimento e ladro di cavalli da i capelli e barba lunga per nascondere le orecchie mozzate!

  4. Stò effettuando una ricerca, per nuovi elementi che ho riscontrato, penso che il tiro possa essere arrivato dalle linee Austriache, in quanto i vari tiratori scelti non usavano solo armi militari ma anche fucili da caccia.

  5. Dopo aver interpellato diverse fonti, posso affermare con sicurezza che l’esercito Austriaco e anche a Cortina sulle Tofane assieme al classico 8 mm aveva in dotazione dei 6,5 x 54 in diversi modelli fra cui degli esemplari inizialmente destinati alla grecia. Inoltre negli anni si sono rinvenute diverse munizioni e bossoli di questo calibro nelle trincee Austriache nella zona di interesse. Non ho potuto vedere il berretto dal vivo ma da vari articoli si evince che con l’affiancamento delle due tipologie di munizioni, 6,5 e 8 mm solo il primo “passa per il foro”, SIGNORI, andate in un qualsiasi poligono e guardatevi dei bersagli, la “luce” non ha niente a che fare con il calibro. (per luce si intende quella parte del foro che permette di vedere attraverso).

  6. ho letto quanto pubblicato dal sig. Ongaro del CAI di Conegliano, che sostiene non esistere un Mauser modello 1896 in cal 6,5 x 55: e che cosa il Carl Gustaff in cal. 6,5 x 55 ,se non un Mauser , prodotto dalla DWM , all’ inizi del Contratto con la Svezia , noto per la sua precisione legata a calibro ed impiegata anche per il cecchinaggio nella versione con diottra e poi con mino telescopico.Qualche esemplare potrebbe essere stato usato questo scopo come anche esemplari di carabine Manlicher Schonauer nei diversi 6,5

  7. Fra le tante e fantasiose versioni sulla morte del Generale Cantore ,credo che la più realistica sia quella…..ufficiale e cioè che il Generale sia stato colpito da un cecchino austriaco.
    Sulle Tofane esisteva infatti un gruppo di una sessantina di cecchini che erano in realtà cacciatori e frequentatori del Tiro a Segno di Cortina che , quando la città fu occupata dagli Italiani , in barba a tutti i proclami sull’irredentismo , si arruolarono volontari nell’esercito austro.ungarico.
    Vestivano i loro abiti civilie e usavano il loro fucile personale : il Mannlicher Schonauer Stutzen cal 6,5×50 con cannochiale Zeiss 4x ( questo fucile è stato considerato il miglior fucile da caccia fino a qualche decennio fa ).
    Probabilmente il cecchino è stato proprio il capo dei vigili ( gendarmi ???) di Cortina come recita una delle tante versioni ).
    Non credo che il foro sulla visiera del cappello si sia ristretto col tempo , perchè il cuoio era stato opportunamente trattato e irrigidito con particolari resine.
    ( Volevo fare una prova al poligono con i due calibri in questione , ma per un cappello da generale della prima guerra mi hanno chiesto…. 1900 Euro)
    Mi rimane un dubbio: esistono due cappelli con la visiera forata : uno ha la croce bianca o argentea , l’altro ha la croce nera .
    In alcune foto del Generale il cappello ha la croce bianca , ma pare che quello consegnato dal nipote al Museo di Cortina abbia la croce nera.
    Non so dove sia conservato quello con la croce bianca.
    Quale è quello vero?.

  8. Si pensi al fatto che l’uso di un binocolo nell’osservare le trincee nemiche facilitava enormemente il “lavoro” di un tiratore scelto nemico.
    Così l’esperienza (evidentemente indiretta o quasi) del campo di battaglia e dei rischi relativi da parte di Cantore (condivisa da tanta parte dei generali europei, giunti per la prima volta al fronte anzianotti o anziani ) e inoltre un buon grado di ingenuità gli costarono la vita.
    All’inizio del romanzo di Joseph Roth “La marcia di Radetzki” il padre del protagonista salva l’imperatore Francesco Giuseppe (durante battaglia di Solferino del 1859) proteggendolo con il suo corpo, dopo che il sovrano si è messo a guardare il campo di battaglia con un binocolo e viene preso di mira……

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