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Ultimati i lavori urgenti sulla strada delle Vette

Lug 26th, 2009 | By | Category: Natura, ambiente, animali, Prima Pagina

Riaperta al transito di pedoni, cavalli e biciclette la strada, che porta al rifugio Dal Piaz e a malga Vette. La strada, costruita per esigenze militari, si trova nel territorio del Comune di Sovramonte e conduce alle proprietà del Demanio gestite dall’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di . Lo scorso anno si è ravvisata la necessità di provvedere ad interventi di manutenzione straordinaria, necessari per poter percorrere in sicurezza la pista con i mezzi motorizzati a servizio del rifugio e della malga Vette Grandi.
L’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Belluno non disponeva però delle necessarie risorse finanziarie per realizzare la manutenzione. Per questo motivo l’Ente Parco ha chiesto ed ottenuto, dal Ministero per l’Ambiente, un finanziamento straordinario di 250.000 euro. Nell’autunno 2008 sono stati avviati i lavori di manutenzione straordinaria della pista forestale, che il Parco  ha delegato ai Servizi Forestali Regionali. Questi lavori prevedono la messa in sicurezza di una frana in località Boscaie; la ricostruzione, con tecniche adeguate, del muro di sostegno di un tornante; la realizzazione di cordoli sui tornanti esposti; la completa pulizia del materiale accumulato sulla carreggiata e vari interventi puntuali. La conclusione dei lavori è prevista, come da convenzione tra l’Ente Parco e i Servizi Forestali,  per la fine del 2009.
Questi interventi, progettati nel 2008, erano ampiamente sufficienti per assicurare la percorribilità di servizio della pista. Purtroppo, a seguito delle eccezionali nevicate che si sono verificate durante lo scorso inverno, la situazione è radicalmente cambiata.
La pista di accesso al rifugio e alla malga ha subito ingenti danni in più punti, in particolare nella parte alta, dove le slavine hanno asportato tratti della carreggiata.
Il Parco ha quindi avviato, con procedure di somma urgenza, gli interventi atti a ripristinare la percorribilità almeno pedonale, ciclabile e del bestiame, in modo da poter consentire l’avvio, in tempo utile, delle attività estive del rifugio Dal Piaz e di malga Vette Grandi.
Questi lavori sono stati completati in questi giorni e hanno comportano una ulteriore spesa di oltre 50.000 euro, a valere su un contributo straordinario che il Ministero dell’Ambiente ha concesso, su specifica richiesta dell’Ente Parco, per far fronte ai danni causati dalle eccezionali nevicate dell’inverno scorso. Tali danni sono quantificati in almeno 400.000 €, per questo il Parco ha chiesto alla Regione e al Ministero un finanziamento straordinario, ottenendo per ora 100.000 € dal Ministero. I lavori urgenti hanno permesso di liberare la pista dalle piante schiantate, di rimuovere la grande frana che interrompe il percorso in Busa delle Vette e di eseguire interventi puntuali di ripristino della carreggiata asportata dalle slavine.
Grazie a questi interventi è stato possibile non solo riaprire la strada al transito di pedoni, cavalli e biciclette, ma anche “caricare” malga Vette Grandi, nonostante gli ingenti danni riportati dalla pista. Il Parco ha anche provveduto ad installare dei sensori di movimento sulla frana che incombe sul primo tratto della pista. I sensori sono collegati ad un semaforo, che si accende in caso di movimento della massa franosa. All’accensione del semaforo il transito sulla pista è vietato in entrambi i sensi a chiunque, per motivi di sicurezza. Entro il 2010 il Parco conta di completare le opere straordinarie necessarie per sistemare in modo definitivo la parte alta della pista, dove adesso sono stati completati gli interventi urgenti di ripristino della carreggiata. “Le piste forestali (inclusa quella delle Vette), i bivacchi, i rifugi non sono di nostra proprietà – ha dichiarato il direttore del Parco, Nino Martino – e il Parco non ha, tra i suoi compiti istituzionali, quello di mantenere queste strutture. La legge quadro sulle aree naturali protette, la numero 394 del 1991, dispone che gli Enti Parco gestiscano i beni demaniali all’interno delle aree protette nazionali, ma questa parte della legge (a 18 anni dalla sua approvazione e certo non per volontà dei Parchi) non è ancora stata applicata.  Il territorio delle Riserve Naturali dello Stato, gli uomini e i mezzi per gestirlo, al momento sono di competenza del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Nonostante questo vuoto legislativo alle Bellunesi abbiamo sempre provato a far funzionare le cose, in attesa che tutte le norme venissero applicate.
Con umiltà e voglia di fare abbiamo organizzato una gestione del territorio che unisse le forze di tutte le Pubbliche Amministrazioni coinvolte (Parco, Corpo Forestale dello Stato, Ufficio Territoriale per la Biodiversità, Servizi Forestali, Regione, Provincia di Belluno, Comunità Montane, Comuni, Veneto Strade, Soprintendenze, Associazioni). Per questo il Parco ha finanziato negli anni scorsi e continua a finanziare numerosi interventi di recupero, manutenzione e miglioramento delle infrastrutture, perché ritiene questi interventi di fondamentale importanza per garantire una ottimale fruizione della montagna da parte degli escursionisti e di chi, come i malgari e i gestori dei rifugi, in montagna lavora”. “Molti interventi sulle infrastrutture – ha dichiarato il Presidente del Parco Guido De Zordo – sono stati fatti in questi anni perché il Parco ritiene suo dovere “morale” quello di assicurare e migliorare la fruibilità del territorio che è chiamato a gestire.
Tutti questi interventi assorbono, tra l’altro, la gran parte delle risorse finanziarie a disposizione del Parco, ma non sono certo il primo dovere istituzionale dell’area protetta, che nasce prima di tutto per garantire la tutela dei valori naturalistici, geologici e paesaggistici. Ci siamo spesso sostituti ad altre Amministrazioni, o abbiamo comunque favorito e finanziato le attività di altri Enti, semplicemente per accelerare i tempi e per risolvere i problemi contingenti di chi nel Parco lavora, perché non volevamo che attività come i rifugi e le malghe soffrissero troppo per le difficoltà legate al fatto di operare in territori bellissimi ma difficili dal punto di vista morfologico e climatico. Spero di poter continuare ad avere risorse sufficienti per poter garantire la sicurezza in montagna”.

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