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Settantaquattro anni fa la visita a Belluno di Achille Starace, l’uomo che visse come un coniglio, ma morì come un leone

Lug 26th, 2009 | By | Category: Gli speciali di Bellunopress, Prima Pagina
Starace visita la Scuola di volo di Campo S Pietro

Starace visita la Scuola di volo di Campo S Pietro

Domenica 11 agosto 1935: Mussolini è al potere da 13 anni e gode dell’ammirazione e del consenso del popolo. fin dalle prime ore del mattino, è invasa da un esercito di lavoratori, figli della lupa, balilla, avanguardisti, giovani fascisti che non vogliono mancare all’appuntamento con il Segretario generale del Partito nazionale fascista, . La città è tappezzata di manifesti che inneggiano al Duce. Alle 9.35 Starace scende dal treno. Ad attenderlo c’è il Prefetto, il Segretario federale il generale Reffaldi, il comandante della Milizia ferroviaria, i membri del Direttorio nazionale: Serena, Gazzotti, Gardini, Morigi, Malusardi, Parenti, Barenghi; il questore Solimando, i vice prefetti Riva e Silvetti, il console Vianini comandante della 43ma Legione M.V.S.N. il colonnello Mazzone comandante la Divisione dei Carabinieri, il colonnello Zaglio e i comandanti di tutte le Armi e i Corpi di presidio. Gli onorevoli Parolari, Gusatti, Bonsembiante e Chiarelli, il vice Podestà Calbo, il vicario del vescovo monsignor Rizzardini il dottor De Francesco e i membri del Direttorio federale De Luca, Colussi, Durighello, Rocco, Fabris, Dal Magro, il comandante dell’aeroporto di Venezia maggiore Tessari, il comandante in II dei Fasci giovanili Agnello di Napoli, la fiduciaria provinciale dei Fasci femminili prof. Boranga. E tutti i capi degli uffici pubblici ed ufficiali dell’Esercito e della Milizia. Alle ore 10 inizia la sfilata tra le acclamazioni della folla ed una pioggia di manifestini multicolori fatti cadere da due aeroplani in volo acrobatico. Dal palco in piazza Campitello, oggi piazza dei Martiri, Starece vede sfilare per primo il Segretario Molino con la bandiera federale scortato dalla Guardia armata della M.V.S.N. quindi il Console Vianini con la bandiera della Milizia, la Centuria dei mutilati della Milizia e il Battaglione delle Camicie nere. Seguono le Organizzazioni giovanili dell’Opera Balilla con i piccoli Figli della lupa ed i Balilla moschettieri. Quindi i Fasci giovanili di combattimento, le 9 Legioni formate da 9 Centurie di 81 uomini ciascuno, con in testa il Podestà di Belluno Zampieri e l’ingegner Mario Luciani. Le associazioni combattentistiche e d’Arma guidate da Mario Rota, la centuria dei mutilati, dei Combattenti, il gonfalone del Comune con il Segretario Capo Carreri. I pompieri in alta uniforme, gli atleti in divisa bianca ed i reparti dell’ Organizzazione dopolavoristica guidata dal suo Segretario Gino Pesci. Le fanfare i gagliardetti delle Organizzazioni dopolavoristiche e sindacali, la Centuria dell’associazione cacciatori con il suo presidente De Marchi. Ed i Gruppi corali popolari dei dopolavoro provinciali. Nel pomeriggio, Starace si reca a , dal Senatore del Regno Achille Gaggia. Sosta testimoniata dalle fotografie, ma che non viene riportata nelle cronache dell’epoca. Segue la visita alla Scuola di vela senza motore intitolata ad Arturo Pierobon a San Pietro in Campo di Belluno (foto archivio fotografico Biblioteca di Belluno) . E quindi l’arrivo a Pieve di Cadore, dove visita il campeggio di quei giovani fascisti che si erano offerti volontari per l’Africa orientale. Alle ore 21, dopo la cerimonia militare ed un altro bagno di folla ad Auronzo di Cadore, la visita si conclude con il ritorno a Belluno in auto ed il rientro per ferrovia.
Achille Starace, quello che consigliò agli scienziati di darsi all’ippica
Se fosse vissuto ai giorni nostri, l’etichetta di yesman per la sua totale dedizione al capo non gliel’avrebbe levata nessuno. Un po’ come succede oggi con Emilio Fede – fatti i dovuti distinguo di ruolo – che nelle sue performance televisive non fa che incensare il capo del governo Silvio Berlusconi, tanto per capirci. Achille Starace, nato a Gallipoli il 18 agosto 1889, diventa Segretario generale del Partito nazionale fascista il 10 dicembre del ’31 e vi rimane fino al 31 ottobre del ’39. Formidabile caricatura e servitore fedelissimo, impersona sicuramente il perfetto fascista. Benché Mussolini lo considerasse poco più di un imbecille, al punto che nel giugno del ’40 se lo toglie definitivamente dai piedi levandogli l’incarico. Per la figlia maggiore Francesca, detta Fanny, non era che “Un uomo che respirava per ordine del Duce”. Eppure il ragionier Starace, sottotenente dei bersaglieri nel 1914, si guadagnerà una serie di onorificenze, una medaglia d’argento, 4 di bronzo, 2 Croci al Valor militare, una Croce francese con stella, due promozioni per merito di guerra ed il cavalierato all’Ordine militare di Savoia. Amava le donne, lo sport, disprezzava la cultura, ed aveva una straordinaria capacità organizzativa. Fu lui che, arrivato con un’ora di ritardo ad un convegno di scienziati per non aver voluto rinunciare alla sua cavalcata quotidiana, consigliò i presenti di leggere meno libri e di “darsi all’ippica”. Nel 1926 era vicesegretario del partito e luogotenente generale della Milizia (equivalente a generale di divisione dell’esercito). Partecipa alla Campagna d’Africa, alla quale dedicherà il libro “La marcia su Gondar”. All’inizio del ’38 sostiene la campagna del “voi” che andrà a sostituire il “lei” e nel luglio sottoscrive un manifesto a sostegno delle leggi razziali. Da qui inizia il declino e la caduta di Starace come uomo politico. Il 31 ottobre del ’39 Mussolini gli comunica che deve dare le dimissioni da segretario generale e passare le consegne ad Ettore Muti (al quale, comunque, non spetterà sorte migliore, infatti sarà eliminato da un commando del governo Badoglio il 24 agosto del ’43 nella pineta di Fregene). Con il grado di colonnello dei bersaglieri,  Starace va in Grecia e in Albania, ma non gli viene affidato alcun comando. Allora indossa nuovamente la divisa della Milizia e dall’Albania dov’è ferito, rimpatria nell’aprile del ’41. Ma un mese dopo trova la lettera di benservito firmata da Mussolini sul tavolo del suo ufficio di Capo di stato maggiore della Milizia a Roma: “Ritengo concluso il vostro ciclo nella funzione di Capo di Stato maggiore della MVSN”. E viene internato su ordine di Mussolini dal giugno al settembre del ’44 nel campo di concentramento di Lumezzane.  La mattina del 28 aprile del ’43 a Milano, è riconosciuto casualmente da dei partigiani, che lo uccidono con un a raffica dopo un processo sommario nel quale si limitò a dire “Fate presto”. L’ex gerarca viene processato in un’aula del Politecnico e condannato a morte per fucilazione. Il suo cadavere viene poi esposto a (primo a destra nella foto), appeso alla pensilina di una stazione di servizio insieme a quello di Mussolini, Claretta Petacci e gli altri gerarchi Nudi e Bombacci.  ”Visse come un coniglio, ma morì come un leone” si disse. Oltre a ridicolizzarlo quale “inventore di mille buffonate”. Ma se fu inventore di buffonate, che dire di quel popolo che lo acclamava?
Roberto De Nart

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3 comments
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  1. La peggior storia d’Italia che ritorna, e ancora non si riesce di toglierla di dosso agli italiani, accidenti che strazio.

  2. Le piaccia o no, questa è la Storia d’Italia

  3. credo che oggi ci sia anche di peggio. Tutto sommato, Starace era una persona semplice e onesta; è morto da soldato innocente, fucilato alla schiena come iun traditore da suoi stessi, vili compatrioti. E non ci sta nulla di cui vantarsi. E’ morto da bersagliere qual’era.

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