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lunedì, Giugno 1, 2020
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Canoni passi carrai: in 6 anni l’Anas ha aumentato fino all’ 8mila%. Confindustria Belluno Dolomiti apripista di una vertenza nazionale

 “Negli ultimi 5-6 anni i canoni applicati dall’Anas sui passi carrai per le attività con accesso alle strade statali fuori dei centri abitati sono aumentati dal 500 fino all’8mila per cento”. Lo ha detto questa mattina in sala Caldart di Palazzo Doglioni-Dal Mas il vicedirettore di Confindustria Belluno Dolomiti Marco Melchiori, nel corso dell’incontro con le associazioni di categoria, Ascom, Appia-Cna, Unione artigiani e Piccola industria di Belluno, il Comitato passi carrai, al quale ha partecipato anche il senatore Maurizio Fistarol. “Importi sproporzionati rispetto alla natura delle attività che hanno accesso alle strade – ha detto Melchiori – e che solo in parte sono stati attenuati dall’intervento politico. Gli accessi di competenza di Veneto Strade, ad esempio, sono stati risolti grazie alla mediazione di Giampaolo Bottacin, quando era consigliere regionale”. Anche i canoni dei passi carrai nei centri abitati dei Comuni della Provincia, che rappresenta il 60% dei casi, sono stati risolti a suo tempo. Come ha spiegato il direttore dell’Appia-Cna Walter Capraro: “Nel 1999 come associazione di categoria chiedemmo un parere all’avvocato Stefano Bettiol, sulla base del quale venne proposto e poi accettato l’esonero dei canoni per i cittadini residenti nei centri abitati”. Pertanto, a pagare il salasso, sono rimaste quelle aziende che si sono trovate con l’accesso a strade di competenza dell’Anas e fuori dei centri abitati. L’Eurobloc di Sedico, ad esempio, che nel 2001 aveva un canone di 250 euro, nel 2008 si è trovata una bolletta di 2.167 euro. “Il buon senso non ha regnato in questa vicenda” commenta il direttore dell’Ascom Luca Dal Poz, che ha sottolineato come non esista un corrispettivo per gli importi addebitati alle aziende. “Inoltre – ha detto –  vi sono situazioni diffuse di sofferenza tali, che se quelle aziende dovessero pagare tutti i canoni richiesti, rischierebbero la chiusura dell’attività”. Il senatore Maurizio Fistarol, firmatario con l’onorevole Maurizio Paniz di interpellanze parlamentari sulla questione, ha spiegato che a determinare questa situazione è stata la legge Finanziaria del 2007, con la quale lo Stato e i governi che si sono succeduti (di destra e di sinistra) hanno diminuito gli stanziamenti all’Anas, lasciando mano libera all’Ente di applicare gli aumenti, spremendo gli sfortunati che si sono trovati l’attività prospicente alle strade dell’Anas. Stiamo parlando di un totale nazionale di 23 milioni di euro l’anno, “un importo relativamente ininfluente”. Sul quale l’Anas non avrebbe nulla da ridire, se la somma fosse rimpiazzata dallo Stato. Ma è appunto questo il problema. In un clima di recessione, con leggi finanziarie che vanno a raschiare sempre di più il fondo del barile, ci sarà veramente la volontà politica del governo di star ad ascoltare le istanze di chi, probabilmente, non fa massa critica?

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