Monday, 22 July 2019 - 05:25

Valerio Tabacchi (PD) sulle elezioni provinciali: “C’è chi va a parlare con la gente e chi con i dirigenti di partito”

Giu 12th, 2009 | By | Category: Cronaca/Politica, Prima Pagina

Valerio Tabacchi, coordinatre provinciale del Pd,  sottolinea le differenze tra i due sfidanti per la Provincia e si schiera per il Sì al referendum:  “Nel primo giorno di campagna elettorale per il ballottaggio Sergio Reolon è andato a incontrare i cittadini al mercato di Agordo, mentre Giampaolo Bottacin è andato a Treviso ad incontrare il segretario della Lega Nord Gobbo. E’ lampante la differenza, Reolon vuol essere Presidente di tutti i bellunesi, Bottacin invece deve adempiere al mandato ricevuto dai suoi capi di partito. Questo è quello che differenzia i due candidati. Se venisse malauguratamente eletto Bottacin rischieremo di avere un Presidente della Provincia che risponde al suo partito o al governo regionale e non ai bellunesi. Rischieremo di farci colonizzare dal resto del Veneto e di diventare la Disneyland di Treviso e Venezia. Rischieremo di non poter opporci a nulla, nemmeno ad un inceneritore che serva a smaltire la spazzatura dell’area metropolitana. Perché rischiare?  Il referendum è invece una scossa che rimetterà in moto il processo riformista”. Tabacchi sul referendum:  “Il Partito Democratico della Provincia di invita tutti gli elettori e gli iscritti a recarsi alle urne il 21 e 22 giugno e votare sì al referendum per cambiare la “legge-porcata” di Calderoli. Votare Sì ai 3 quesiti proposti significa riaprire un processo riformatore che possa finalmente dare all’Italia una legge elettorale in grado di garantire la governabilità. Se vincono i Sì infatti, scompariranno (quesiti 1 e 2) le coalizioni di partiti e si eviterà che questi si uniscano il giorno delle elezioni e si dividano subito dopo imponendo veti, mediazioni e verifiche continue a maggioranza e governo. Votare sì servirà inoltre a restituire (quesito 3) davvero “lo scettro” ai cittadini in materia di scelta degli eletti in parlamento e costringere il Parlamento a fare le riforme che oggi non vuole fare.

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