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mercoledì, Aprile 8, 2020
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La lettera di Prade a Reolon

Caro Presidente, la recente adozione del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale da parte della Amministrazione Provinciale nonché il ricorso, contro il medesimo, presentato da una ampia maggioranza di Comuni bellunesi, fra i quali il Comune di , ha prodotto una situazione estremamente preoccupante che vorrei provare ad illustrarTi. Per non rimanere nello spazio delle considerazioni senza costrutto, Ti farò, alla fine di questa mia, anche una proposta. Entrambe – le considerazioni e la proposta – hanno come doverosa premessa il riconoscimento, non formale, del diritto dell’Amministrazione Provinciale ad adottare il PTCP come lo abbiamo conosciuto nonché il diritto di tante Amministrazioni Comunali ad eccepirne la legittimità con gli strumenti propri del nostro ordinamento. In un difficile momento storico, con i preoccupanti scenari che già intravediamo sul fronte della economia ma non solo, sono certo che un Piano Territoriale di Coordinamento – condiviso dall’Amministrazione Provinciale con le Amministrazioni Comunali – sarebbe uno straordinario segno di coesione della nostra terra, della nostra gente nonché un presupposto significativo per dare un nuovo impulso alla crescita complessiva del nostro territorio. I nostri Cittadini, le nostre imprese, il mondo delle professioni, il ricco tessuto del nostro artigianato, chiedono alla politica certezza, collaborazione, rappresentanza. Viceversa, e con tutta evidenza, un complesso ricorso amministrativo – con le conseguenti lacerazioni che produce – innesca (ha già innescato) un periodo di disorientamento e di ambiguità che non giova a nessuno. E questo, si badi bene, al di là delle intenzioni e delle buone ragioni di ciascuno che dobbiamo pure riconoscere. La pianificazione urbanistica è uno degli strumenti importanti per il governo del nostro territorio. Oggi – non lo possiamo nascondere – il bellunese ha di fatto delegato parte del merito di questa pianificazione, nonché il momento della sua reale efficacia, ad un giudice amministrativo. Non è un esito saggio del nostro lavoro! Inoltre, sono in vigore le misure di salvaguardia, per loro definizione provvisorie. Quale Comune può ragionevolmente pianificare il proprio sviluppo? Quanti Cittadini, quante Imprese hanno la certezza dello scenario dove vivono e lavorano? Quanti anni durerà tutto questo? Mi sono chiesto come sia possibile uscire da questo “cul de sac” dove perderemo tutti. Eccoti dunque la mia proposta. Che l’Amministrazione Provinciale, che le forze politiche che la governano, responsabilmente, revochino l’adozione del PTCP. Non cadranno le molte idee di valore che vi sono contenute e che condividiamo (sto pensando, fra le altre, alla necessità di mettere fine al consumo indiscriminato del nostro territorio). Viceversa, cadranno di conseguenza tutti i ricorsi dei Comuni. Poi attorno ad un tavolo – dove l’Amministrazione Provinciale potrà rinnovare i propri orientamenti, tutti politicamente legittimi e dove i Comuni non avranno più alibi, non potendo ragionevolmente argomentare diversamente da come hanno argomentato nei loro ricorsi – tutti ci faremo carico di un risultato che sia a favore della nostra gente, della nostra terra, della nostra montagna. Io, se tanto può servire, sono e sarò il primo a riconoscere che l’Amministrazione Provinciale, una volta raccolte le definitive osservazioni e valutazioni delle Amministrazioni Comunali, ha il diritto-dovere di adottare il nuovo Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale. Sono certo che la stragrande maggioranza dei Sindaci è di questa medesima, ragionevole, opinione, Abbiamo bisogno di una via di uscita realistica e non umiliante per nessuno. Abbiamo bisogno, soprattutto, di dare esempio di responsabilità e di un pizzico di umiltà. Certo che anche Tu condividi queste mie considerazioni, attendo una Tua risposta. Cordialità

Antonio Prade

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